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«Sono stata aggredita e picchiata dalla madre di un’altra ragazza mentre andavo a scuola»

L’agghiacciante racconto di una studentessa biellese di quasi 16 anni vittima di una violenta aggressione

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BIELLA – «Sono stata picchiata dalla madre di una mia coetanea: mi ha aggredita mentre andavo a scuola».

Ha quasi 16 anni e studia in un istituto superiore della nostra provincia Clara – il nome è di fantasia – che nei giorni scorsi ha denunciato di essere stata vittima di una violenta aggressione. Insieme alla madre, che l’ha accompagnata al pronto soccorso e poi dai carabinieri, racconta la sua versione dei fatti. Una vicenda iniziata sui social e tristemente degenerata nella realtà.

«Questa ragazza frequenta il mio stesso istituto – premette Clara – e tra noi non c’è molto feeling, ma prima d’ora non era mai successo niente di che: la vedevo che mi guardava male senza motivo, ma finiva lì. Poi un giorno ha commentato un mio video su tik tok con la faccina che ride. Le ho inviato un punto interrogativo, per chiedere “perché?” e lei mi ha risposto “perché mi fai ridere”. Poi è passata agli insulti, sei grassa, brutta tr…, modella della m… Ed io ho risposto a tono, ho ricambiato gli insulti».

Un diverbio, condito da parole pesanti, ma che mai avrebbe pensato potesse essere il preludio di una violenza fisica.
«Lei mi ha detto che ci saremmo incontrate mercoledì per questo fatto – continua Clara – e io ho pensato che fosse anche l’occasione per capire da dove arrivasse il suo odio senza motivo».

Invece non c’è stato alcun chiarimento, anzi: «Mercoledì mattina stavo andando a scuola a piedi, come al solito. Ero quasi arrivata, quando ho visto passare una macchina, all’altezza dei giardini. L’auto si è fermata e sono scese questa ragazza e sua madre. La donna si è messa a correre, urlava “perché lei hai detto che è grassa?”. Ho provato a risponderle di lasciarmi spiegare, ma non c’è stato il tempo: mi ha presa per i capelli e mi ha buttata a terra. Poi, sempre prendendomi per i capelli, mi ha fatto rialzare. Mi stringeva il collo con il braccio da dietro, mentre la figlia mi tappava la bocca. Non riuscivo a respirare, ho perso i sensi e sono caduta».

Nel frattempo in suo soccorso sono intervenute altre persone. «Per fortuna è arrivato un mio compagno, mi ha presa in braccio e mi ha portata su una panchina, per farmi riprendere – ricorda ancora l’adolescente -. Loro due erano poco distanti, io ero nervosa e confusa, non so cosa abbia detto di preciso, so solo che la madre non ha gradito ed è intervenuta di nuovo e mi ha buttata a terra. Mentre venivo trascinata sul prato, le ho dato una manata per provare a togliermela di dosso e lei si è infuriata ancora di più. Le ho prese di nuovo e a quel punto è tornata anche la figlia: lei mi soffocava e la madre mi sbatteva la testa a terra, mentre alcune mie compagne tentavano di liberarmi dalla loro presa».

Alla fine i ragazzi si sono allontanati in direzione della scuola, mentre la donna è andata via in auto, venendo fermata poco dopo da una pattuglia di carabinieri, allertati della lite in corso da una persona residente nella zona. Ai militari avrebbe riferito la propria versione, spiegando di avere avuto una lite con una compagna di scuola della figlia, nel tentativo di chiarire una questione tra le due ragazze, e di aver reagito dopo essere stata schiaffeggiata.

Clara, invece, una volta ripresasi, ha immediatamente chiamato la propria madre, che l’ha raggiunta e accompagnata al pronto soccorso, dove le hanno prescritto un collare per una decina di giorni e degli antidolorifici. Il giorno seguente la madre l’ha portata dai carabinieri a sporgere denuncia.

«Queste persone – spiega la donna – hanno aggredito mia figlia mentre andava a scuola. Sono scioccata, senza parole. Può starmi bene che due ragazzine litighino tra loro, sono cose che succedono, ma che si intrometta un adulto e che si arrivi alle mani no. E’ inconcepibile. Adesso ogni giorno accompagno mia figlia a scuola e vado a riprenderla, perché ho paura che possa succedere di nuovo».

L’episodio, tra l’altro, ha avuto degli strascichi successivi: «La madre di questa ragazza ha scritto ancora a mia figlia – racconta la donna -, “colpevole” di aver pubblicato una foto con il collare su Instagram condannando la violenza. Poi ha tempestato di telefonate mio marito, dopo aver recuperato non so come il suo numero. Esasperata, l’ultima volta le ho risposto io dicendo che doveva smetterla. Lei mi ha detto di non aver toccato mia figlia, di averle “solo” tirato i capelli in seguito a un fantomatico schiaffo… I segni e il referto dicono tutt’altro».

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