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Oggi telecamere, cancelli, barriere e sensori salvano vite

«Eppure all’inizio siamo stati sommersi dagli insulti»

Il viadotto della tangenziale, dopo una scia di tragedie, è diventato il ponte della vita. Come dimostra il recente salvataggio di una donna da parte di cittadini e polizia, l’ultimo di una lunga serie, è diventata un’impresa quasi impossibile togliersi la vita. E il merito va, senza dubbio, anche agli interventi realizzati negli ultimi anni dalla provincia per renderlo più sicuro e inaccessibile ai pedoni.
Se c’è qualcuno che oggi può godersi il risultato, quindi, è l’amministrazione provinciale che fu artefice dell’opera.
«La notizia dell’ultimo salvataggio – spiega l’ex presidente Emanuele Ramella Pralungo, interpellato a questo proposito – conferma ancora una volta che quel sistema ha funzionato, ha salvato una vita. Uno degli ultimi atti che feci da presidente fu far progettare gli interventi, trovare i soldi e realizzarli. Procedemmo a step, come è ben noto: i cartelli di divieto di transito ai pedoni, i famosi cancelletti, l’innalzamento del parapetto, tenendo presente quanto peso fosse possibile caricare sul ponte, e infine la posa delle telecamere e dei sensori del sistema d’allarme. Poi confrontandoci con le forze di polizia, abbiamo capito quale fosse il modo migliore per gestirlo. Da quel momento, oltre un anno fa, una sola persona è riuscita a portare a compimento il proprio proposito. Contro una media precedente che credo fosse di un suicidio al mese».
Un bel successo, anche se ovviamente non è sufficiente: «Quell’intervento ha dato una risposta importante a questa tematica – continua -, ma so perfettamente che non è risolutivo, l’ho sempre dichiarato. La soluzione a un problema enorme e devastante deve passare attraverso l’intercettazione del disagio e del male profondo che porta le persone a togliersi la vita. E’ una partita sanitaria, più che amministrativa, ma su questo fronte non mi pare di vedere particolari successi. L’unica risposta non può essere quella dell’ente locale, contro il quale peraltro è stato più volte puntato il dito per la questione barriere».
Ramella non esita a levarsi qualche sassolino dalle scarpe. Non ha dimenticato le polemiche, l’ironia e lo scetticismo che accompagnarono gli interventi sul ponte della tangenziale.
«Sulla mia pagina qualcuno mi diede addirittura del tangentista – ricorda -. Chiaramente è stato querelato, ne discuteremo nelle sedi opportune. Poi c’erano i leoni da tastiera, con una valanga di epiteti non riportabili. Eppure a distanza di un anno i risultati mi sembrano palesi. E li abbiamo ottenuti con un investimento relativamente basso. Qualcuno ha mai chiesto scusa? Figuriamoci, nessuno chiede scusa».
Oggi Ramella rivendica dunque quella battaglia: «Siamo stati l’unico consiglio provinciale che in qualche modo ha cercato di dare una risposta a questo problema. In precedenza, anche quando c’erano più soldi, interventi simili non ne sono stati fatti».
Ramella chiude la questione con una battuta: «Per quasi tutti, il consiglio provinciale del quale ero presidente aveva torto a voler realizzare quel progetto. E sicuramente avevano ragione loro. Però una famosa frase dice che chi salva una vita, salva il mondo».

 

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