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Maria Borsa a 101 anni cucina e lavora ai ferri

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CANDELO – “Una famiglia che ha presso di sè un anziano, possiede il più bello degli ornamenti ed il più prestigioso tesoro”.
Prosegue senza sosta e con notevole soddisfazione il nostro meraviglioso viaggio fra gli anziani del Biellese. Ogni numero raccontiamo una storia. Se anche voi volete essere intervistati scrivete a direttore@nuovaprovincia.it o chiamate la redazione al numero: 015.32383 oppure 346-7936093.  Questa volta il nostro viaggio fa tappa a Candelo a casa della signora Maria Borra, una simpatica e sorridente nonnina.

Signora Maria, lascio a lei l’onore di svelarci la sua età
«Sono nata il 10 ottobre del 1919, quindi i conti sono presto fatti, fra qualche mese raggiungerò la veneranda età di 102 anni».

Complimenti, di cose da raccontare ne avrà sicuramente tante
«Si. Inizio dalle più importanti. Sono mamma, nonna e bisnonna, mi creda, è una grande soddisfazione».

Quali sono i ricordi della sua infanzia che più conserva nel cuore?
«Io sono nata a Caprile, un piccolo paesino della Valsessera che ancora oggi amo con tutta me stessa. Sono figlia unica. Mio papà aveva lavorato per tanti anni in Francia, faceva il decoratore, mentre la mamma si dedicava alla campagna. Avevamo tanti animali».

 

Lei che scuole frequentò?

«Le elementari. La scuola era vicino casa, Andavo a piedi con gli zoccoli anche durante l’inverno, altro che gli stivaletti che indossano le bambine del giorno d’oggi. Avevo una maestra molto severa. A me piaceva tanto disegnare, amavo l’italiano invece peccavo un po’ nell’aritmetica. Dopo aver conseguito il diploma di quinta elementare andai a dare una mano a mia mamma nei campi. Ricordo come fosse ieri che, grazie alle mucche e alle tante galline vendevamo latte, burro e uova, erano periodi duri ma allo stesso tempo belli e indimenticabili».

Lei ha affermato che era una vita dura, quindi non c’era molto vero?
«Molto? non c’era nulla di materiale, ma esistevano il bene, l’unione e l’affetto. Ricordo quando con il nonno si andava a vendere la frutta con la gerla sulle spalle, la gente era semplice, con poco si aveva tutto. Quando è venuto a mancare io avevo sei anni, mi voleva tanto bene. Ancora oggi quando lo penso mi commuovo».

Secondo lei, i bambini d’oggi hanno troppo?
«Si, hanno veramente tanto, non c’è paragone con i miei tempi. Pensi che, nella notte di Natale, mia mamma metteva sotto il mio cuscino un sacchetto con all’interno un mandarino, un piccolo torroncino e qualche Nin- Nac. Erano dei biscotti secchi. Quando al mattino di Natale mi svegliavo, trovarmi con quel pacchetto fra le mani ero felicissima».

Lavorò per tutta la vita nei campi?
«No. All’età di 19 anni fui assunta in fabbrica, nella tessitura Bozzalla. Dopo circa un anno scoppiò la Seconda Guerra mondiale. Che brutto periodo. Era tutto razionato. il pane, la pasta. Noi per vivere coltivavamo le patate fagioli e anche la meliga, che poi di notte in sordina portavamo al mulino a macinare. Se ci prendevano i tedeschi era finita. Quante patate bollite ho mangiato al posto del pane. Per avere un po’ di riso, si andava al “baratto” nei paesi del vercellese».

Signora Maria, in che anno si sposò?
«Nel 1950 con Fortunato Anselmetti. Era di Crevacuore. Di professione faceva il postino. Era un uomo stupendo. Dalla nostra unione nacque Antonella. Lei dopo essersi sposata andò a vivere a Candelo, paese in cui anche io e Fortunato ci trasferimmo nel 1984 per stare tutti vicini. Purtroppo dopo 63 anni d’unione restai vedova. Era il 3 di agosto di otto anni fa. Fortunato morì all’età di 99 anni».

Signora Maria, come trascorre la sue giornate?
«Lavoro a maglia, cucino e curo i fiori. Posso dire un’ultima cosa?»

Certo Maria
«Vorrei che le parole contenute nel mio racconto di vita, fossero di monito ai giovani. Purtroppo molti di loro non sono più capaci di affrontare la vita bella o brutta che sia».

Mauro Pollotti

Nella fotografia un momento della festa per i 100 anni di Maria, con lei il sindaco di Candelo Paolo Gelone ed il vice Gabriella Di Lanzo

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