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Individuate tracce di Covid all’interno dei supermercati

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Ha destato un certo stupore la notizia del ritrovamento ad opera dei carabinieri dei Nas di tracce di materiale genetico di coronavirus sui carrelli della spesa, sui cestini, sulle tastiere per il pagamento bancomat (Pos), sui tasti delle bilance all’interno dei supermercati. Una notizia che invece non ha sorpreso gli addetti stessi dei punti vendita che da quando è iniziata la pandemia sono sempre stati in prima linea.

«Non capisco tutto questo clamore – afferma Andrea Guasco, rappresentante della sicurezza dei lavoratori della catena “Il Gigante” – è una questione che noi addetti abbiamo sollevato sin dal primo giorno. Dopo un anno sono arrivati a considerazioni che noi lavoratori del settore sapevamo dopo cinque minuti».

Una situazione che poteva essere evitata con un semplice accorgimento. «Oltre alla mascherina avevamo chiesto per i clienti anche l’obbligo dell’utilizzo dei guanti ma nessuno ci ha mai dato retta. Cosi i clienti hanno continuato a toccare qualsiasi oggetto senza alcuna precauzione. E non penso solamente, come riportato negli articoli, ai pos, alle bilance, ai carrelli della spesa ma anche alla stessa merce. Mi riferisco al settore dell’ortofrutta, l’esempio più eclatante, dove la gente ha continuato a maneggiare i prodotti senza indossare alcuna protezione per poi riporre, come avviene spesso, la merce nello scaffale. Anche la limitazione degli accessi, rappresentata da un componente per nucleo famigliare, non è servita praticamente a nulla. Una padre sessantenne, tanto per fare un esempio, non ha certo bisogno del figlio per fare la spesa ma essendo “anziano” alla fine entravano tutti e due, padre e figlio».

Sulle misure di prevenzione decise dalla proprietà dei supermercati Andrea Guasco conferma l’impossibilità di assicurare una sicurezza assoluta: «Proviamo a immagine un supermercato, magari di sabato pomeriggio, con centinaia e centinaia di persone in coda, che utilizzano il Pos. E’ facile capire che procedere alla disinfestazione delle apparecchiature di pagamento dopo ogni singola operazione è praticamente impensabile».

Quella che più indispettisce i lavoratori del settore è il mancato riconoscimento di una professione ad alto rischio per le problematiche sin qui esposte: «Nessuno ha mai messo in discussione che i primi ad essere vaccinati dovevano essere categorie quali personale sanitario, anziani, forze dell’ordine e tutto quello che volete voi. Ci saremmo aspettati, proprio perchè siamo a contatto con il pubblico ininterrottamente tutto il giorno, festivi compresi, di essere almeno inseriti tra le categorie a rischio. Nessuna posizione privilegiata, ci saremmo messi in paziente attesa del nostro turno dopo la completa vaccinazione di tutti gli altri. Pensate che qualcuno ci abbia dato ascolto? La risposta è ovviamente negativa».

«Considerato che per noi – è l’amara conclusione di Andrea Guasco – non è stato fatto nulla sono sorpreso che i casi positivi riscontrati tra gli addetti del settore siano relativamente bassi, probabilmente dopo un anno vissuto così ci siamo autoimmunizzati».

1 Commento

1 Commento

  1. Stefano

    30 Aprile 2021 at 19:35

    Concordo pienamente e aggiungo, come medico di base, che non hanno considerato di vaccinare nemmeno i figli e le mogli conviventi di noi medici!

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