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«Accanto ai nomi delle vie “coloniali” raccontiamo la storia di chi subì i massacri»

È la proposta del progetto «Decolonizzare la città» di Città di sotto, Biella Antifascista e circolo Tavo Burat

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«Accanto ai nomi delle vie “coloniali” raccontiamo la storia di chi subì i massacri».

«Accanto ai nomi delle vie “coloniali” raccontiamo la storia di chi subì i massacri»

Non cancellare i nomi delle strade, ma affiancarli a una storia diversa da quella raccontata dai colonizzatori. È la proposta al centro del progetto «Decolonizzare la città», che è stato presentato  mercoledì 4 novembre, durante un presidio ai giardini Zumaglini di Biella.
L’iniziativa è promossa dal Coordinamento Biella Antifascista, dal Circolo Tavo Burat e dal Laboratorio sociale La Città di sotto.
L’obiettivo è intervenire sulla toponomastica cittadina per accompagnare i nomi legati al colonialismo italiano con informazioni sul contesto storico, dando spazio anche al punto di vista dei popoli che subirono invasioni, deportazioni, massacri e sfruttamento.
I promotori non propongono di eliminare le intitolazioni esistenti. Al contrario, dichiarano di voler evitare la cancellazione dei simboli del passato e puntano a una loro contestualizzazione, affinché la memoria pubblica non si limiti alla prospettiva di chi conquistò quei territori.

Da via Addis Abeba a piazza Adua

Nel documento diffuso dai promotori viene richiamata la presenza a Biella di numerose vie intitolate, durante il ventennio fascista, alle conquiste coloniali. Tra queste figurano via Addis Abeba, via Asmara, via Bengasi, viale Macallè, via Massaua e via Tripoli, oltre a piazza Adua.
Secondo il coordinamento, queste denominazioni non possono essere considerate separatamente da quelle legate al nazionalismo e alla storia militare italiana. «Colonialismo e nazionalismo si ricomprendono. Il nazionalismo difende i confini e tende, in modi diversi, ad espanderli; il colonialismo esporta la Nazione, importa ricchezze e crea nuovi confini… Vi è un legame evidente che collega i “nomi-simbolo” del nostro colonialismo con i “nomi-simbolo” del nostro nazionalismo: Bolzano, Carso, Gorizia, Piave, Roma, Torino, Trento, Trieste. Proprio come il Colonialismo italiano è intrecciato alla costruzione dello Stato Nazionale attraverso le sue capitali e le conquiste della Prima guerra mondiale».
La proposta è quindi quella di rendere visibile questo intreccio attraverso una ricostruzione storica che affianchi alle intitolazioni il racconto delle conseguenze delle conquiste per le popolazioni coinvolte.

«Raccontare l’altra storia»

Il progetto si inserisce in un dibattito più ampio sulla memoria pubblica e su come le città rappresentano il proprio passato attraverso monumenti, lapidi e nomi delle strade.
«Vorremmo accompagnare i nomi delle vie e delle piazze del colonialismo italiano con la storia vista da chi ha subito quell’invasione e il nostro dominio», scrivono i promotori, che indicano come obiettivo quello di «raccontare l’altra storia»: non soltanto quella dei conquistatori, ma anche quella delle guerre, dei massacri e dello sfruttamento.
Nel documento, colonialismo e nazionalismo vengono descritti come fenomeni strettamente connessi, capaci di alimentare l’espansione territoriale e i conflitti. La contestualizzazione della toponomastica dovrebbe dunque diventare uno strumento per interrogare criticamente l’eredità di quel passato.
Il presidio ai giardini Zumaglini è servito a presentare pubblicamente il progetto e le ragioni che lo sostengono. Resta da vedere quali forme concrete potrà assumere la proposta e quale sarà l’eventuale percorso per portarla all’attenzione dell’amministrazione comunale.

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