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Gianluca, il runner che correva dietro a un pallone!

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BIELLA – Leggo di un ragazzo che correva. E anche bene. Si chiamava Gianluca, era un runner. “Si chiamava” al passato perché quel ragazzo non c’è più. È corso in Cielo, nel trail più drammatico della sua giovane esistenza. Quarantacinque anni! Nove lustri! Una vita tutta da (per)correre.
Appresa la notizia, mi sono preso del tempo. Per meditare, per riflettere! Per metabolizzare l’ennesimo schiaffo della vita (che se ne va!). Mi sono chiesto se fosse proprio “quel” Gianluca conosciuto quando era un ragazzino, che come tanti suoi coetanei già correva, ma dietro ad un pallone. Ho sperato che non lo fosse, ma gli indizi mi concedevano pochi appigli. Ed in ogni caso avremmo pianto una giovane esistenza. Quanto orrore dietro a questi drammi. Passa il tempo e con lo scorrere dei minuti giunge la conferma. Era lui! Dio mio, era lui.

(Ri)leggo i coccodrilli sui social, (ri)leggo che era un runner. Un runner vinto da un brutto male, lui che di vittorie ne aveva colte parecchie. Adesso so chi fosse. Corro a mia volta a ritroso nel tempo. Lo faccio per ricordare frame di vita mai messi nel dimenticatoio. Quel ragazzo l’ho visto correre con i miei occhi. Tanti anni fa. Non era ancora un runner. Era un adolescente. Primavera 1990! Questione di settimane e ci saremmo tuffati nelle notti magiche dei Mondiali italiani. Totò Schillaci era ancora in incognito, Roger Milla era ancora uno sconosciuto, mentre la stella da venerare era quella del Divin Codino. Italia ’90, Roby Baggio e Maradona… dici tanto e dici tutto!

Primavera 1990. Allenavo la Chiavazzese! Non mi ricordo come arrivasti e perché. Era un allenamento come tanti, il mio dirigente accompagnatore (Ivo Strobino, indimenticabile!) mi presentò Gianluca. Da oggi si allena con noi. Mi disse! Se lo reputi necessario, lo tesseriamo. Aggiunse! Francamente non ebbi modo di valutarlo, ma dissi alla società di tesserarlo. Detto e fatto! Al secondo allenamento ebbi le idee più chiare: Gianluca correva già allora, elegante come una gazzella o molto più semplicemente come un ragazzino al quale andava stretto un recinto di 106 x 60 metri! Lo convocai per la prima partita di campionato in programma.

Mi ricordo che al sabato pomeriggio mettere in piedi una formazione rispettosa dei ruoli non era semplice. Criteri standard zero! A volte si materializzava il lusso di avere ben due portieri, ma la coperta corta non poneva limiti alla provvidenza. D’altronde non è la somma che fa il totale? Undici necessitavano e undici eravamo, poco importava dei doppioni. Eravamo in 11 contati con 2 portieri? Quisquilie, uno in porta e uno sotto. A volte eravamo anche in quindici, magari senza portieri. Quisquilie!! Il segreto era giocare il più possibile nella metà campo altrui. A volte mancavano difensori, altre volte centrocampisti, altre volte ancora attaccanti, ma era sempre un intercalare piacevole. Quasi come fosse un gioco. Ops ma il calcio è un gioco!

Giocavo con il 3-4-3, sempre e comunque! Poco importava se da attaccante facessi giocare il difensore Pierluca Peritore (sì proprio lui, l’ex allenatore della Biellese!) o se in mediana il primo cambio fosse Matteo Tombrizzi (sì proprio lui, l’attuale presidente dell’Aia Biella!), che penso di avergli fatto fare tutti i ruoli tranne il portiere, o forse anche quello, ma in allenamento.

E il modulo? Sempre quello: 3-4-3! Anche quel pomeriggio. Rovasenda, primavera inoltrata 1990. Giochiamo in trasferta, terz’ultimo o penultimo appuntamento lontano dal “Ferrovia” di Chiavazza. La memoria poteva trarmi in inganno, ma chiedo l’aiuto al mio archivio personale. Apro l’armadietto, vado a botta sicura. Eccolo! Tra una distinta e l’altra, tra una relazione e l’altra, spunta il foglietto giusto. Convocati: 16! Defezioni: 1! (il secondo portiere!). Punti interrogativi: 1! (Gianluca!). Nel chiuso degli spogliatoi faccio la spunta (vedasi immagine originale in allegato). Manca proprio Gianluca! Due allenamenti alle spalle e una convocazione. Lo inseriamo in distinta comunque. Non si sa mai. Inizia la partita. Fa caldo, il pomeriggio è assolato! In classifica noi corriamo appena sotto il podio, i padroni di casa non sono granché. Primo tempo: 0-0! Intervallo. Ci raggiunge Gianluca. Evviva! Un cambio in più! Ripresa: dentro Gianluca.

Il primo contropiede è come la strofa regina di uno dei successi dei Gemelli Diversi: “Ci sei solo tu, con quella porta davanti. E un tiro da segnare che aspetta per svelarti se tutti quei sogni per cui tu corri li meriti davvero o son solo illusioni folli. Solo tu e quella porta più in là (…). Niente paura tu corri, tu corri”. E Gianluca fa gol: 0-1!

Al secondo contropiede, ecco il bis: 0-2! Doppietta di Gianluca!

Un flashback struggente! Ancora i Gemelli Diversi: “Ricordi il tipo che parlava poco? Lui già vedeva il suo scopo, dentro lo sguardo bruciava quel fuoco. Amava il gioco, amava il suo pallone. Sembrava un uomo con le sue scarpette addosso. Attento ad ogni appunto dell’allenatore, cresceva col suo pallone, la stoffa del giocatore. Un campione coi sogni impressi negli occhi. Suo padre là sugli spalti si rivedeva in carriera quando giocava ai suoi tempi. Ed è l’orgoglio del padre e di tutta la famiglia, negli occhi lo stesso fuoco”. Gianluca lo ricordo così!

Parole che compongono una poesia. La poesia dei “Gemelli Diversi”: Gianluca e Papà! Vincemmo 2-0, andai ad abbracciarlo, mi guardò negli occhi ed escamò: “Adesso posso andare a casa e dire che non c’è solo papà che segna!”.

Già, Papà Gianni: bomber, magari macchinoso e gattone, ma bomber vero! Papà Gianni: affabile, arguto e pungente! Non a caso amico di Josè Altafini.

Adesso corri Gianluca, corri! Corri sulla nuvola dei runner e dei calciatori. E salutami Papà!

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