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Salute

Disturbi del comportamento alimentare, sempre più giovani le ragazze che ne soffrono

Marina Patrini: «Il problema riguardava la fascia di età che andava dai 14 ai 16, adesso anche bambine di 11-12 anni»

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Il disturbo del comportamento alimentare è un tema quanto mai attuale tanto da aver ispirato la mostra per dar voce alla “invisibile visibilità” presso lo Spazio Cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. Proprio su questo delicato argomento abbiamo sentito la dottoressa Marina Patrini direttrice della Struttura Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’Asl di Biella.

Dottoressa è vero che i disturbi del comportamento alimentare interessano fasce di età sempre più giovani?

Purtroppo è vero, rispetto agli anni passati quando il problema riguardava principalmente la fascia di età che andava dai 14 ai 16 anni adesso ci troviamo di fronte a ragazzine di 11-12 anni con disturbi alimentari.

A suo avviso quali sono le cause principali di questo tipo di problematiche?

Diciamo che possono essere diversi i fattori, ma volendo individuare i più ricorrenti, partendo dal periodo del lockdown i cui effetti, però, non sono ancora pienamente valutabili, posso dire che l’influenza dei Social sicuramente non ha aiutato, anzi. I ragazzi, anche quelli più piccoli, proprio per non rimanere isolati, hanno utilizzato molto di più i Social, hanno vissuto un mondo virtuale che lancia dei messaggi di perfezione e di bellezza che, troppo spesso, coincide con l’idea di magrezza, difficili se non impossibili da raggiungere. Questo continuo confronto, soprattutto nelle ragazzine più insicure, crea un’idea di sé sbagliata abbassandone l’autostima e spingendole a scelte autodistruttive. Un altro aspetto da non sottovalutare poi è quello dell’emulazione fra amiche. Capita a volte che una ragazzina, anche se non ne ha assolutamente bisogno, decida di mettersi a dieta semplicemente perché decide di farlo una sua amica, Infine, e i recenti fatti di cronaca ne danno conferma, anche l’attività sportiva, soprattutto a livello agonistico dove si richiede un certo tipo di struttura fisica, può indurre i ragazzi a vivere il proprio peso come un problema da risolvere.

Nell’immaginario collettivo queste patologie riguardano principalmente le giovani donne. E’ effettivamente così o anche i ragazzi sono soggetti a rischio per questo tipo di malattia?

In generale direi di sì. Per quanto riguarda il Biellese però devo dire che, da quando gestisco questa struttura ovvero da più di tre anni, abbiamo avuto solo un ragazzo in cura. Per fare un confronto in termini di numeri, nel 2022 abbiamo seguito 20 ragazzine e nessun ragazzino.

Ci sono dei segnali che possono aiutarci a capire se un giovane soffre di disturbi alimentari?

Quello che bisogna imparare a fare, lo dico soprattutto ai genitori, è “aprire veramente gli occhi”. E’ capitato che arrivassero da noi ragazze magrissime i cui genitori non si erano resi conto dell’evidente problema della figlia, non volevano vederlo. Bisogna fare molta attenzione a questo aspetto. Per quanto riguarda poi gli “atteggiamenti” dei ragazzi che possono essere un campanello di allarme, al di là della perdita di peso, per citarne solo alcuni: c’è il cambiamento di umore, prima era solare adesso è sempre triste e chiuso in se stesso; un aumento dell’attività fisica, prima magari non si alzava dal divano adesso fa sport tutti i giorni; il mangiare meno e spezzettare tutto in piccoli bocconi cercando di lasciare nel piatto il cibo senza farsene accorgere; il vestire sempre con delle tute larghe per non far vedere il proprio corpo.

Come si può intervenire nel caso ci si accorga che esiste questo tipo di problematica? Un genitore come può aiutare suo figlio?

La prima cosa da fare è portare il proprio figlio dal pediatra o, se è un po’ più grande, dal medico di famiglia. Sarà poi lui eventualmente a consigliare un percorso con noi. Obbligarlo a mangiare, forzarlo non serve a nulla. Il disturbo alimentare da solo non esiste, questo è legato ad un aspetto psicologico e psichiatrico che va affrontato con l’aiuto di professionisti.

E tu cosa ne pensi?

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