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Non è con le pacche sulle spalle che si diventa un bravo sindaco di Biella

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Caro direttore, la crisi di governo aperta da Italia Viva continua ad alimentare il dibattito politico a livello nazionale e a livello locale le reazioni non sono meno contraddittorie.

Mi stupisce che l’inchiesta del suo giornale annoveri solo risposte negative nei confronti di Matteo Renzi, bocciando – senza una sola voce favorevole – le argomentate decisioni annunciate nella famosa conferenza stampa – con le ministre Bellanova e Bonetti e con il sottosegretario Scalfarotto.

Può darsi che le persone coinvolte siano tutte in perfetta buona fede e che i loro giudizi – negativi – riflettano il sentimento di larga parte dell’elettorato biellese, di sicuro manifestano una superficiale conoscenza dei problemi sollevati da Renzi, che hanno portato Italia Viva alla rottura, non so fino a che punto insanabile, con il resto della maggioranza.

La preoccupazione maggiore sembra essere quella delle elezioni anticipate, a detta degli intervistati un gesto di irresponsabilità che, a pandemia ancora in atto, non trova giustificazioni. Nessuno che abbia cercato di approfondire le motivazioni e, soprattutto, che abbia una visione meno approssimativa del contesto attuale.

Il richiamo alla “pancia” è da biasimare sia che se ne impossessi la destra per avvalorare le sue tesi populiste, sia che se ne appropri chi, a sinistra, pretende di liquidare i problemi del Paese con un “non possiamo permetterci una crisi in questo momento”.

Le elezioni anticipate sono previste dalla Costituzione, si svolgono ovunque quando viene a mancare una maggioranza o, come nel recente caso dell’Olanda, quando il governo si dimette. Troppi dimenticano che la crisi arriva da lontano e che la pandemia ne ha accentuato le contraddizioni, ponendo tra le priorità non solo la necessità di affrontare con una programmazione seria i problemi della sanità ma di non ignorare, minimizzandoli o, peggio: sottovalutandoli, quelli dell’economia.

Portato a termine, si spera velocemente, il piano dei vaccini, la crisi si paleserà in tutta la sua gravità. Non tra un anno: tra pochi mesi. Recovery Plan, MES, scuola, rapporti internazionali, servizi segreti, ripresa delle attività industriali, aiuti al commercio, sostegni al turismo, infrastrutture, non sono capricci di un leader ma temi che dovrebbero interessare tutti, a prescindere dalle appartenenze di partito.

E che richiedono un governo forte e un’azione politica meno improvvisata. Conte ha dimostrato di essere un temporeggiatore senza idee; il PD , dopo aver incoraggiato le mosse di Renzi, ha preferito rifugiarsi nel solito teatrino della peggiore politica. Elevando a gesto di responsabilità un’operazione che rientra nel più squallido trasformismo. I silenzi del M5s sono la testimonianza della sua inconsistenza, che i più avveduti hanno denunciato fin dai tempi del vaffaday, pur avendo illuso milioni di italiani.

Oggi, li rappresenta Conte, un personaggio uscito dal cappello del duo Grillo/Casaleggio, che interpreta al meglio l’arte del tirare a campare. Distante anni luce da quella politica che abbiamo conosciuto in tempi lontani : e recenti, anche con Renzi, che ha consentito all’Italia di riprendersi e di rioccupare il ruolo internazionale che le compete. Una sua sostituzione non potrebbe che giovare al Paese.

Mi consenta, caro direttore, prima di concludere, di spendere due parole sull’articolo dell’onorevole Cristina Patelli, a sostegno del sindaco di Biella. Non entro nel merito delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il primo cittadino, perché le ritengo importanti ma non esaustive per giudicare i primi due anni di governo della giunta. Mi permetto di richiamare l’attenzione dei lettori sulla necessità di non confondere la simpatia con la capacità di governare. E le pacche sulle spalle con un programma politico.

Biella ha sempre avuto sindaci – simpatici e meno simpatici – che hanno riscosso consensi perchè sapevano governare bene. Non sono mai stati coinvolti in inchieste giudiziarie (quando accadde, tutti sappiamo come le cose si sono risolte). Ottenendo plausi e critiche che fanno parte della normale dialettica democratica. Talvolta, nelle scelte dell’elettorato, hanno avuto un peso le vicende nazionali. Accusare Borri Brunetto, Squillario, Susta e Barazzotto – per citare quelli che ho conosciuto e conosco da vicino – di non essersi mai confrontati con il territorio, di aver gestito il “potere” nel chiuso dei salotti, di avere avuto come unica preoccupazione la distribuzione di incarichi, la ritengo un’esternazione offensiva e priva di riscontri oggettivi.

Se non fosse il giudizio di chi ci rappresenta in Parlamento, una barzelletta: che non fa ridere, ma ci offre la misura della pochezza di argomenti di chi l’ha raccontata.

Marziano Magliola

1 Commento

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  1. S MARCO

    24 Gennaio 2021 at 18:36

    torna nel sarcofago

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