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Lucia Azzolina: “Difendo i banchi a rotelle e non solo questo”

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L’articolo uscito oggi su Repubblica, dal titolo “Flop da 100 milioni per i banchi a rotelle, uno su due non è utilizzato”, è un concentrato di inesattezze. Una ricostruzione fondata sul “sembra che”.
Sembra che, forse, una non precisata fonte “abbia sussurrato” che la metà dei “banchi a rotelle” ordinati sia inutilizzata. È stato fatto un monitoraggio con le scuole? Non risulta. Dare numeri a caso o, anzi, non darne proprio per sostenere una tesi è quanto meno bizzarro.
Sembra che quei banchi facciano male alla schiena. Chi lo sostiene esattamente? Quale documento, quale perizia lo attesta? Nessuna. È infatti un po’ strano che gli stessi banchi usati da mezza Europa e da anni anche da tantissime scuole italiane improvvisamente facciano male alla salute.
Sembra che il Cts abbia indicato i banchi monoposto come condizione indispensabile per garantire il distanziamento, ma solo quelli fissi. Falso. Il Cts ha indicato i banchi singoli, il Ministero ha chiesto ad ogni scuola italiana quale tipologia di banco servisse e poi, a tempo di record, ha consegnato 2 milioni e mezzo di pezzi. Di cui 2,1 milioni di banchi tradizionali e 400 mila sedute innovative.
Ora, qualche domanda:
È stato un errore dare la possibilità ai dirigenti scolastici di scegliere? È un errore dare la possibilità alle scuole di innovare la didattica? O avrei dovuto scegliere io i banchi per 40.000 plessi scolastici dal centro? E il principio di autonomia scolastica? Se davvero alcune scuole non stanno utilizzando i banchi singoli che hanno richiesto come stanno garantendo il distanziamento? E, infine, se per le sedute innovative sono stati spesi 95 milioni perché nelle settimane scorse vari politici hanno occupato le televisioni per ripetere lo slogan dei 400 milioni di euro buttati per i banchi a rotelle?
C’è una retorica, antipatica, che cerca di far passare il messaggio che quello sui banchi sia stato l’unico intervento fatto per riaprire le scuole. Niente di più falso. In poche settimane la scorsa estate il Governo ha investito 3 miliardi di euro per la ripartenza delle scuole a settembre. Per fare lavori, ampliare le aule o ricavarne di nuove (40 mila in più, ma nessuno causalmente lo ricorda). Per le mascherine e il gel. Per individuare nuovi spazi esterni alle scuole, come biblioteche o teatri, per stipulare patti di comunità. Per assumere 70.000 persone in più, che oggi si chiede possano essere confermate anche per l’anno scolastico 2021/2022. E, anche, per i banchi.
Queste misure hanno permesso, da settembre ad oggi, una riapertura delle scuole in linea con il resto d’Europa, meglio di tanti altri Paesi. Recuperando un gap frutto di decenni di abbandono.
Queste misure hanno permesso al Governo Draghi di procedere alla riapertura delle scuole al 100% in presenza.
Lucia Azzolina
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