BiellaPensieri e parole
Biella e la fine dell’innocenza
Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto
C’è un momento in cui la cronaca smette di essere un rumore di fondo e diventa un terremoto. Biella sta vivendo esattamente questo passaggio. “L’affaire” Delmastro, con le sue ramificazioni politiche e professionali, non è più un fatto locale: è diventato una vicenda nazionale, una palla di neve che rotola giù dal pendio e che con ogni probabilità si trasformerà in una valanga. Non solo per la gravità dei fatti, ma per il profilo delle persone coinvolte e per le connessioni che arrivano fino ai livelli più alti e più feroci della capitale.
I riflessi politici sono già evidenti e riguardano anche un’amministrazione comunale che da tempo naviga in acque agitate. Le promesse elettorali rimaste sulla carta, la gestione quotidiana a vista, una postura poco dialogante per non dire supponente, i continui rischi di finire sugli scogli rendono il quadro fragile. E quando la credibilità vacilla, ogni scossa esterna diventa un colpo che risuona più forte.
In questo scenario, la città non può illudersi di restare spettatrice. Il Sindaco deve decidere se tentare di dare una parvenza di soluzione al problema, rimuovendo i due assessori coinvolti, oppure arrendersi e rimanere invece lui stesso una parte del problema, diventando moralmente correo. Da evitare l’incauto “copia incolla” del Presidente della Regione per l’assessore e il consigliere.
Sull’altro fronte le opposizioni hanno festeggiato il risultato nazionale del referendum e chiesto in piazza le teste dell’allegra e ignara compagnia carnivora. Non a Biella, non in Piemonte, ma nel Paese il “NO” ha prevalso, e qualcuno sembra già voler applicare una sorta di proprietà transitiva: “se abbiamo vinto lì, vinceremo anche qui”. È un entusiasmo comprensibile, ma rischia di trasformarsi in un errore fatale. Le elezioni comunali non si vincono per contagio. Palazzo Oropa non si conquista per inerzia.
Biella ha bisogno di uscire dalla zona d’ombra in cui si è infilata. E per farlo occorrono forze politiche che esprimano competenza e autorevolezza, capacità di dialogo con tutti planando molto basso, per poi puntare in alto e costruire un programma per il Biellese che sappia guardare il lungo periodo, dicendo con chiarezza cosa si vuole realizzare.
Se non tutto, quasi, il mondo economico, i vari enti, le associazioni, il terzo settore e anche il fronte pubblico è rimasto influenzato da un’arroganza continua, ostentata di potere che serpeggiava nell’aria. Una sorta di occupazione del potere bulimica.
Un po’ alla marchese del Grillo, “io sono io, e voi non siete un c….” La conferenza stampa voluta da Delmastro a novembre al Comune di Biella per annunciare in pompa magna la scuola di formazione della Polizia Penitenziaria, non è stata solo una conferenza per giornalisti, ma in modo insolito si son volute scomodare tutte le autorità e i massimi dirigenti del territorio per udire il verbo. Emblema plastico di tutta la narrazione.
Quella stagione, forse, è arrivata al capolinea. Ma attenzione, il vuoto non è una strategia.
Biella ha bisogno in fretta di una classe dirigente che non si limiti a sopravvivere agli eventi, sperando che presto si dimentichi questa brutta storia, ma che torni a guidarli. Che non rincorra l’agenda nazionale, ma che sappia costruire un’agenda locale. Che non si faccia travolgere dalla valanga, ma che abbia soprattutto il coraggio di esporsi e di dare una prospettiva ed una dignità al Biellese molto diversa da quella che stiamo, vorrei dire, stavamo vivendo.
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