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Dimissioni e coerenza: tra gesti nobili e spettacoli poco edificanti

La nuova versione de “Il Dardo”, la rubrica di Guido Dellarovere

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Prendiamo atto delle dimissioni dell’ ex Sottosegretario Andrea Delmastro. Senza voler entrare nel labirinto del merito giuridico o delle vicende specifiche non si può non rilevare un dato politico e umano: l’atto del dimettersi, in un’epoca di poltrone bullonate al pavimento, conserva in sé un seme di nobiltà narrativa. È un gesto che, teoricamente, dovrebbe servire a proteggere le istituzioni e a rasserenare il clima, mettendo il bene comune davanti alla posizione personale.

La coerenza non è un optional, tuttavia, se il gesto di. Andrea Delmastro si muove su un binario di chiarezza, non si può dire lo stesso per la gestione dell’assessore regionale Elena Chiorino. Qui entriamo nel campo delle “dimissioni a metà”, una formula che politicamente fatico a comprendere. Se un amministratore o un rappresentante ritiene, in coscienza o per opportunità, di aver commesso un errore o di non poter più garantire la serenità del proprio ruolo, la via d’uscita dovrebbe essere una sola: netta e totale.

Le mezze misure lasciano spazio a interpretazioni ambigue e alimentano quel senso di precarietà che già attanaglia il rapporto tra cittadini e amministrazione. Come diceva mio nonno, con la saggezza pragmatica di una volta, “piuttosto che niente, è meglio piuttosto”, ma in politica il “piuttosto” spesso sa di fumo negli occhi, di un tentativo di salvare capra e cavoli mentre la casa brucia.

Il referendum: quando lo strumento sovrasta il merito, questa riflessione sulla coerenza si estende inevitabilmente ai recenti dibattiti sul referendum sulla giustizia. Abbiamo assistito a una deriva preoccupante: un istituto di democrazia diretta, che dovrebbe chiamare i cittadini a esprimersi su contenuti tecnici e riforme strutturali, è stato svuotato della sua essenza.

Quando la politica rinuncia a discutere i contenuti per trasformare ogni occasione in un test di gradimento o in una trappola per l’avversario, a perdere è la collettività. Si è preferito parlare di “spallate” e di equilibri di potere piuttosto che di certezza della pena, separazione delle carriere o responsabilità civile dei magistrati.

L’aspetto più amaro di questa vicenda resta però lo spettacolo offerto dalla sinistra biellese. È un paradosso quasi teatrale: organizzare una manifestazione per chiedere dimissioni che sono già avvenute, e decidere di andare in scena, comunque, trasformando una protesta (ormai anacronistica) in una festa di piazza.

Rivendicare la paternità di un risultato (le dimissioni di Delmastro) a cui non si è contribuito minimamente è un esercizio di stile discutibile. È l’immagine di una politica che non costruisce, ma aspetta il passo falso dell’avversario per poter finalmente occupare uno spazio mediatico, senza offrire una proposta alternativa che sia degna di questo nome.

C’è un vecchio adagio che recita:”I cani ballano sul cadavere dei leoni, ma i leoni restano leoni e i cani restano cani”. Vedere la sinistra esultare sulle macerie di una decisione altrui, senza aver mosso un dito per agevolarla concretamente, restituisce l’immagine di un’opposizione che preferisce la coreografia alla sostanza.

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1 Commento

1 Commento

  1. Filippo

    30 Marzo 2026 at 18:51

    Si, si. Dimissioni spontanee.
    Bella battuta.

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