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Economia

L’assessore regionale Elena Chiorino interviene al Festival del Lavoro di Bologna

“Il programma GOL può essere un’opportunità importante se inserito in una visione nazionale di politica industriale che oggi non è presente nell’agenda del governo”

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Per ripartire è indispensabile avere una visione: da troppi anni manca una politica industriale nazionale. Si susseguono governi che si dimenticano di come l’Italia sia la seconda manifattura d’Europa e la settima potenza economica a livello mondiale”

Così ha esordito l’assessore regionale al Lavoro della Regione Piemonte Elena Chiorino nel suo intervento alla tavola rotonda “Programma GOL a che punto siamo” nell’ambito del Festival del Lavoro di Bologna conclusosi ieri, sabato 25 giugno. “Il programma GOL può essere un’importante opportunità, ma rischia di trasformarsi in nulla di fatto se manca una politica industriale seria e all’altezza delle potenzialità della nostra Nazione. Ben venga che finalmente si parli di politiche attive, perché è da troppo tempo che sentiamo parlare solo di assistenzialismo, ammortizzatori sociali e reddito di cittadinanza”.

Garantire servizi alla famiglia per favorire occupazione femminile

Per l’assessore biellese di Fratelli d’Italia però ha un senso incrementare l’occupabilità se, contestualmente, si sostengono anche le imprese che sono in estrema sofferenza. La difficoltà di reperimento delle materie prime e il loro rincaro, unitamente a quello dell’energia, i costi aggiuntivi e incrementali per la realizzazione del Pnrr stimati in almeno 3 miliardi, mettono a rischio il 46 per cento delle imprese italiane.

Il reddito di cittadinanza va abolito e quegli 8 miliardi vanno destinati per ridurre il costo del lavoro: bisogna impostare una tassazione che preveda che “più assumi e meno paghi” per aiutare le nostra manifattura, ad alto tasso di capitale umano. Avere una politica industriale significa individuare una strategia di supporto all’impresa e all’occupazione a 360 gradi. Significa anche creare misure per sostenere adeguatamente l’occupazione femminile. Servono servizi alla famiglia per consentire a una donna di essere sia madre sia lavoratrice e bisogna affrontare con serietà il tema della parità di genere risolvendo le criticità della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Basta con la banalizzazione a sinistra del problema: il tema non è chiamarmi assessora, ma assicurare le condizioni per ambire a una carriera senza dover rinunciare ad essere madre”.

No alla limitazione dei tirocini

L’assessore ha poi sottolineato l’importanza di come occupazione e impresa devono essere sostenute da politiche sinergiche, ragionando per vasi comunicanti e non a compartimenti stagni. “Spiace vedere come GOL, in tema di crisi di impresa, valuti esclusivamente la ricollocazione collettiva per i lavoratori di aziende in crisi senza pensare a misure di riconversione industriale. In Piemonte mettiamo in campo strumenti concreti a sostegno e “tutela” delle imprese, come con il Fondo per il rilancio delle imprese, proprio per evitarne la chiusura e tutelarle dalle infiltrazioni mafiose o aggressioni da parte di fondi predatori”.

Nel corso del dibattito è emersa la posizione dell’assessore di Chiorino in netto contrasto con quella del Ministro Orlando sul tema dei tirocini. “Sono in granitico disaccordo con il Ministro – ha rimarcato -. Il tirocinio è opportunità, è fucina di formazione, è utile al tirocinante così come all’impresa. Si può migliorare? Si, certo, ma potenziandolo non di certo limitandolo. Limitare il tirocinio significa ridurre opportunità: proponiamo ai consulenti del lavoro di essere gli anelli di congiunzione nella partnership pubblico/privato e di diventare “garanti della legalità”, attraverso il protocollo Asseco, anche per i tirocini”.

L’importanza della formazione professionale

L’assessore ha poi sottolineato come il fenomeno del reshoring sia un’altra opportunità che va colta definendo politiche di attrattività e competitività che necessariamente implicano una formazione di qualità.

In Piemonte abbiamo strutturato le “Acedemy di filiera” per definire una formazione scritta dalle imprese stesse, che non veda nel formatore il destinatario del soldo pubblico, ma finanziamenti importanti finalizzati all’occupazione di chi frequenta i corsi. Abbiamo chiara l’importanza del sostegno alle imprese in supporto alla competitività, per lo sviluppo delle competenze, la valorizzazione delle professionalità, l’attrazione di giovani con grande attenzione alle opportunità da cogliere, così come delle criticità da affrontare, per centrare appieno l’obiettivo di incrementare sempre più il valore del nostro Made in Italy che ci rende grandi nel mondo. Chiediamo e ci aspettiamo dal Governo la capacità di inserire Gol all’interno di una ben definita politica industriale, di una visione per la nostra Nazione. Una politica industriale che si basi sull’interesse nazionale, sull’orgoglio manifatturiero, sulla valorizzazione del Know how dei nostri lavoratori, sulla responsabilità verso le generazioni future. Una politica di sviluppo sostenibile che non persegua il suicidio industriale suggerito da Greta Thunberg, ma che sappia accompagnare una transizione verde tenendo in equilibrio sostenibilità ambientale, economica e sociale”.

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