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Presunte violenze sessuali sulla figlia di 4 anni, per il padre imputato arriva l’assoluzione

Divenuta adolescente, la ragazza si era ricordata di alcuni episodi avvenuti quando era molto piccola

Assolto perché il fatto non sussiste. Si chiude con un’assoluzione la tormentata vicenda processuale che ha travolto non solo un padre, accusato di presunte violenze sessuali sulla figlia di appena quattro anni, ma un’intera famiglia biellese. A partire dalla ragazza che ha denunciato gli abusi, oggi ventenne.

I ricordi

Tutto inizia quando la bambina, divenuta adolescente e alle prese con un profondo disagio che la porta compiere atti autolesionistici, prende parte a scuola ad alcune ore di all’educazione sessuale. E’ in questo contesto che riemergono i primi ricordi e lei realizza di aver subito palpeggiamenti e atti orali da parte del genitore, quando aveva tra i quattro e i cinque anni. Vista l’età e il tempo passato, ovviamente per lei non è semplice ricostruire con precisione gli episodi. Si parla di almeno cinque o sei occasioni.

Il processo

La delicata vicenda approda prima nell’ufficio dell’assistente sociale, poi in procura e infine in tribunale, a Biella, dove giovedì il processo si è concluso con una sentenza di assoluzione, come chiesto non solo dall’avvocato Francesco Alosi, ma anche dallo stesso pubblico ministero Federico Carrai nella sua articolata e raffinata requisitoria finale.
Troppi gli elementi poco chiari o dai contorni labili, impossibile provare la colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio”, anche alla luce delle perizie e delle testimonianze degli altri familiari, come quella del fratello, appena più grande, che dormiva nella stessa stanza e non si sarebbe mai accorto di nulla.

Soltanto sopravvissuti

Si chiude dunque una storia delicatissima e pesante, che ha visto tutti i protagonisti – dall’imputato alla parte civile (assistita dall’avvocato Ilaria Sala) passando per gli altri familiari chiamati a testimoniare – affrontare il processo con grande dignità, rispetto e compostezza. Restano, però, i cocci, le macerie e le vite distrutte, perché in questi casi giudiziari raramente ci sono vincitori o sconfitti, a prescindere dalle sentenze, ma soltanto sopravvissuti.

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