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CronacaValli Mosso e Sessera

«Grazie Postua, non dimenticherò queste settimane»

Il saluto di un vigile del fuoco impegnato durante l’emergenza

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«Grazie Postua, non dimenticherò queste settimane»

«Grazie Postua, non dimenticherò queste settimane».

«Grazie Postua, non dimenticherò queste settimane»

Un vigile del fuoco che per settimane ha combattuto l’incendio nella zona di Postua ha voluto ringraziare pubblicamente gli abitanti per l’accoglienza ricevuta durante l’emergenza.

Il suo messaggio arriva proprio mentre, sabato 22 agosto, giunge uno dei segnali più importanti della fine della lunga battaglia contro il fuoco: dopo oltre 24 ore senza riaccensioni e più di 100 millimetri di pioggia caduti in 36 ore, i vigili del fuoco di Biella hanno disposto la conclusione del presidio a Coggiola. Restano i controlli, ma l’emergenza lascia spazio ai ricordi. E tra quelli di chi ha lavorato per oltre venti ore consecutive ci sono anche un piatto di pasta, una pizza e una connessione internet offerti da chi vive in valle.

Un vigile del fuoco arrivato da fuori scopre Postua

«Non abito a Postua», esordisce Giovanni, vigile del fuoco, nel messaggio pubblicato in un gruppo locale. È arrivato qui per lavoro, come uno delle centinaia di operatori mobilitati per quello che definisce un evento senza precedenti, e in poche settimane ha imparato a conoscere il paese, le sue frazioni, le montagne e soprattutto i boschi. Lo riporta Notizia Oggi 

Giornate e notti trascorse lungo la valle dello Strona, dove il fuoco aveva continuato a scendere dividendosi in numerosi fronti. Le squadre avevano raggiunto e presidiato alpeggi e baite, mentre i mezzi aerei cercavano di contenere dall’alto un incendio che avanzava su pendii difficilissimi da affrontare da terra.

Una pasta dopo venti ore passate sul fronte

Nel ricordo del vigile del fuoco, però, non ci sono soltanto fiamme e fatica. Ci sono soprattutto le persone incontrate all’Alpe Cravoso, dove durante i giorni dell’emergenza si era creato uno dei punti più delicati del dispositivo di difesa delle baite.

Il soccorritore ricorda chi si è preso cura delle squadre con gesti apparentemente semplici, ma preziosissimi dopo turni interminabili. Qualcuno preparava un piatto di pasta, qualcun altro metteva a disposizione ciò che poteva servire. Una solidarietà spontanea che aveva già accompagnato l’emergenza anche in altre località della Valsessera.

Quella connessione internet per poter chiamare casa

Tra i ringraziamenti ce n’è uno particolarmente significativo: quello per chi ha condiviso la propria connessione Internet con i vigili del fuoco. In una zona montana dove comunicare non era semplice, significava poter mantenere i contatti operativi con i colleghi.

Ma significava anche qualcosa di molto più personale: poter chiamare le proprie famiglie e dire che tutto andava bene. Il vigile del fuoco racconta di giornate con oltre 20 ore di lavoro, trascorse in un territorio difficile mentre a casa mogli, mariti, figli e genitori aspettavano semplicemente una notizia.

Pizza e qualche momento di normalità dopo il fuoco

Nel suo messaggio c’è spazio anche per il bar pizzeria “I Tigli”, ricordata per le pizze ma soprattutto per i momenti conviviali trascorsi nel locale al termine di dure giornate di lavoro.

Sono frammenti di normalità che assumono un valore diverso durante un’emergenza durata settimane. Mentre sulle montagne continuavano a bruciare boschi e pascoli, in paese si era creata una rete informale di persone pronte a dare una mano agli operatori arrivati da fuori per difendere il territorio.

«Tornerò a Postua, ma questa volta per piacere»

Ora promette di tornare. Non più con mezzi antincendio e attrezzature, ma da visitatore. Nel suo messaggio racconta di avere scoperto anche la tradizione dei presepi di Postua, che non conosceva e che vorrebbe vedere personalmente.

L’esperienza vissuta durante l’incendio, scrive, resterà tra i suoi ricordi professionali più belli. Un’affermazione che potrebbe sembrare sorprendente pensando alla fatica e alla devastazione incontrate, ma che racconta quanto il rapporto creatosi tra soccorritori e popolazione abbia segnato quelle giornate.

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