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Biella, travolge pedone e poi fugge con il monopattino: «Questi mezzi vanno regolamentati»

Parla uno dei primi biellesi investiti dai veicoli elettrici. Dopo l’impatto, il conducente è scappato

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BIELLA – «Favorevole? Certo che sono favorevole. Avrebbero dovuto farlo subito invece di arrivare dopo, come sempre accade in questo Paese».

Il commento dell’uomo è rivolto alla proposta di regolamentazione dei monopattini elettrici diventati ormai un comune mezzo di spostamento. Il 79enne, residente fuori città, quasi certamente ha avuto il triste privilegio di essere il primo pedone biellese a essere travolto da un monopattino, appunto.

«L’episodio è accaduto questa estate – racconta – in piazza Lamarmora. Stavo scendendo dall’autovettura appena parcheggiata quando un deficiente alla guida di uno di quegli aggeggi mi è venuto addosso. Essendo elettrici, e quindi molto silenziosi, non ho avuto il minimo sentore di quanto stesse accadendo, non ho avuto dunque alcuna possibilità di prepararmi all’urto».

Urto che ha lasciato il segno, come si suol dire. «Mi ha praticamente falciato, facendo sbattere contro la portiera dell’auto per poi cadere rovinosamente a terra. E’ avvenuto tutto in un attimo. E non è finita. A causa dell’urto, il deficiente di cui prima ha perso il controllo del mezzo ed è andato a sbattere contro un’auto in sosta, rompendole il fanalino posteriore sinistro. Ma quello che mi ha fatto arrabbiare è quanto avvenuto dopo».

Se il malcapitato si aspettava un aiuto, delle scuse o quant’altro, è rimasto completamente deluso: «Ero a terra, tutto ammaccato, e quello invece di fermarsi cosa ha fatto? Non si è anche degnato di guardarmi e si è allontanato velocemente senza proferire parola».

Dolorante, l’uomo ha avuto la forza di rialzarsi. Nonostante le ferite si è rimesso in auto ed è ritornato a casa. «Non sono andato al pronto soccorso perché pensavo che le ferite fossero superficiali. Per due giorni ho resistito poi sono mi sono recato in ospedale a Ponderano, dove mi hanno dimesso con una prognosi di sette giorni. Successivamente mi sono fatto visitare in una struttura privata pagando ovviamente di tasca mia».

L’identità dell’uomo alla guida del monopattino è sconosciuta: «Nel mio caso si è trattato certamente di un extracomunitario ma leggo che questi incidenti, alcuni dei quali anche mortali, sono ormai diventati comuni a prescindere dalla nazionalità del conducente. Non ho nemmeno presentato denuncia perché tanto non sarebbe servita a nulla. Non essendo targati sarebbe stato difficile arrivare all’identificazione».

«Detto tutto questo – è la sua conclusione – sono favorevolissimo all’obbligo di casco, assicurazione, limitazioni di velocità, targa e quant’altro per questi mezzi. Sono diventati molto pericolosi».

 

Immagine di repertorio

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