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Biella

Aiuta connazionali in fuga e ospita tre donne in casa

Storie di grande solidarietà: sono più di un centinaio le famiglie ucraine che in queste ore hanno accolto parenti o amici in fuga

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Storie di guerra e di grande solidarietà: sono più di un centinaio le famiglie ucraine che in queste ore hanno accolto parenti o amici in fuga.

Halyna Shmygelska, nata a L’viv (Leopoli) ma ormai biellese di adozione da 25 anni, racconta la sua odissea e la sua rabbia, che ha deciso di incanalare e di convertire in azioni concrete. La sua casa di Biella ha dato rifugio a una ragazza di 25 anni che è scappata dalle zone devastate dal conflitto mentre altre due giovani donne ucraine, poco più che trentenni, vivono nel suo secondo alloggio, poco distante.

“Non dormo e non mangio, non riesco a darmi pace”

«Ormai non dormo più, non mangio più e non riesco a darmi pace – racconta la donna -: mio figlio, mia nuora e i miei due nipotini di 15 e 5 anni sono scappati da Kyiv (Kiev), si sono rifugiati a Leopoli. Vivono in cantina e non vogliono lasciare la loro terra; sono riusciti a superare il ponte, che unisce i due lati della capitale, sopra il fiume Dnepr, alle sei e mezza del mattino e alle nove dello stesso giorno quel collegamento è stato fatto saltare. Sono vivi per miracolo ma sono riusciti a mettersi in salvo».

Halyna non riesce a trattenere le lacrime e continua con un filo di voce: «Purtroppo non è andata allo stesso modo ad altri parenti; una zia e suo marito non ce l’hanno fatta e sono bloccati a Kyiv sotto i bombardamenti. E’ una guerra atroce, cerco di reperire spesso notizie e mi raccontano che i corpi dei civili ormai vengono seppelliti nelle fosse comuni, vicino ai condomini. Non ci sono alternative. Le sirene continuano a suonare tutta la notte anche a Leopoli, quel suono è ormai divenuto un incubo, soprattutto per i bambini che non sanno darsi una spiegazione, di fronte a tanto orrore».

L’accoglienza e lo spirito di sacrificio

Halyna e suo marito Mykola, che proviene dalla stessa zona e lavora alla Bonprix, condividono la volontà di aiutare quante più persone possibile a sfuggire da quella sorte. Per questo hanno messo a disposizione le loro case: «Kateryna vive con me, è una ragazza colta e volenterosa, si è laureata e aveva già iniziato ad insegnare inglese, quando la guerra ha distrutto in un attimo le sue speranze. Lei è la figlia di una mia carissima amica che da qualche tempo non c’è più, ed io – continua la signora di 62 anni, che vive da decenni nel nostro territorio – non potevo lasciarla da sola ad affrontare tutto questo».

Anche le altre due giovani donne sfuggite al massacro che in queste settimane ha preso forma in Ucraina, Oksana e Yulia, hanno trovato ospitalità nel Biellese. «Sono bravissime, le conosco da molti anni, provengono dal mio stesso paese di origine, vicino a L’viv – spiega Halyna -. Non ho esitato un attimo ad offrire loro la condivisione di quello che io e Mykola ci siamo costruiti, in tanti anni di lavoro e di sacrifici».

«Loro di fatto rifiutano lo status di rifugiate politiche – afferma con orgoglio – perché sperano di tornare presto a casa, per aiutare a ricostruire quanto ha distrutto quel “dittatore”. Quando ieri ci siamo recate in Questura per denunciare la loro presenza, abbiamo incontrato decine di persone con lo stesso nostro passaporto. Sono davvero moltissimi i profughi ucraini che hanno trovato riparo, qui ai piedi del Mucrone».

Lo sfogo e la guerra annunciata

Questo conflitto secondo lei era già scritto, Putin non ha mai nascosto le sue intenzioni. Adesso la signora che ha accolto le sue connazionali è un fiume in piena, racconta di quanto già in passato il governo russo abbia condizionato il suo popolo e di come abbia sfidato i potenti della terra. «Ho vissuto in Russia per cinque mesi, nei pressi del lago Bajkal, circa trent’anni fa, e appena ho potuto sono scappata – ricorda -. Lì nessuno può esprimere la propria opinione e per questo motivo non esistono oppositori; chi ha il coraggio di mettere in dubbio le azioni del governo, viene ucciso barbaramente».

Il mondo era sordo e non coglieva quanto Putin annunciava nei suo discorsi pubblici: «C’è stato un discorso in particolare, alcuni anni fa – continua Halyna – in cui il dittatore russo aveva affermato letteralmente di volere ridisegnare i contorni delle nazioni perché, sempre secondo la sua mente malata, i confini che erano stati tracciati da secoli non avevano valore e lui ed il suo esercito avrebbero conquistato terreno. Nessuno ha compreso il reale significato delle sue affermazioni. Ed ora piangiamo e preghiamo per i nostri fratelli».

Katia Raco

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