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Biella

Vi prego aiutatemi, io e il mio cane siamo prigionieri in casa a Biella

Un drammatico appello

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Gentile redazione, mi chiamo A. B. e vi scrivo perché sto vivendo una condizione al limite dell’incredibile e in questo preciso momento mi ritrovo a non poter più soddisfare esigenze vitali, come ad esempio mangiare.

Vi spiego in poche parole la situazione. A marzo, mentre mi recavo al lavoro, sono stata fermata per un normale controllo dalle forze dell’ordine ed è risultato che c’era un mandato d’arresto nei miei confronti. Portata in caserma, sono stata informata di una condanna definitiva a 8 mesi per guida in stato d’ebbrezza, reato risalente al 2012 e senza terzi coinvolti. Purtroppo, non mi era stata notificata in quanto irreperibile e di questo mi assumo la totale responsabilità, anche se negli ultimi anni, avendo avuto gravi problemi di salute, è stato un continuo andirivieni dagli ospedali e di trasferimenti da una città all’altra per riuscire a sopravvivere..

Fatto sta che, rassegnata, sono stata trasferita nel carcere di Vercelli dove ho trascorso un mese. Il 15 aprile, dopo aver chiesto la detenzione domiciliare, sono stata portata qui a Biella a casa di mia madre, con l’obbligo del braccialetto elettronico. A quel punto ho contattato il mio avvocato che ha presentato istanza, per farmi avere le due ore di permesso giornaliere che, vengono concesse a chiunque ma a tutt’oggi non ho ricevuto alcuna risposta.

Ora il problema è che mia madre è partita il 3/08 per andare a trovare suo fratello malato in Abruzzo ed io mi trovo impossibilitata a provvedere al mio sostentamento. Non posso uscire e nemmeno posso avere contatti con estranei, il cibo in casa scarseggia e il mio povero cane è prigioniero con me. Mi avevano assicurato una risposta entro una decina di giorni, il tempo è passato, l’avvocato ha sollecitato, io stessa ho mandato due mail al tribunale di sorveglianza di Vercelli, spiegando la situazione, ma è stato tutto vano.

Dopo tre mesi dalla presentazione dell’istanza, ancora niente, sono abbandonata a me stessa, manco fossi una pericolosa criminale. Anche le forze dell’ordine che vengono a fare i controlli sono basite della situazione. Quello che vi chiedo, se possibile, è di raccontare la mia storia e chiedere se c’è qualcuno, magari un avvocato che sa consigliarmi cosa fare. Il mio continua a ripetere che non può fare nulla.

Mi ha detto che, il magistrato di sorveglianza di Vercelli ha firmato l’autorizzazione e deve essere solo notificata, questo un mese fa!!!  Vi chiedo gentilmente di non pubblicare il mio nome, per rispetto nei confronti di mia mamma che, giustamente non è orgogliosa di tutto ciò. Se volete verificare il mio racconto, sono a disposizione. Vi prego aiutatemi, non voglio uscire di casa su una barella. Io ho sbagliato e sto pagando, ma così mi sono negati diritti fondamentali. In attesa spero di un riscontro,vi ringrazio per l’attenzione e porgo i miei più cordiali saluti.

Lettera firmata

1 Commento

1 Commento

  1. R.B.

    21 Agosto 2021 at 12:26

    Buongiorno, ho letto la storia di A.B.
    Quello che le consiglierei è di chiedere al servizio sociale la consegna della spesa a domicilio, in attesa dell’autorizzazione del giudice al permesso per uscire. Gli operatori dei servizi sociali sono pubblici ufficiali o comunque incaricati di pubblico sercizio e pertanto possono svolgere l’intervento ( consiglierei comunque che l’avvocato lo comunichi comunque al magistrato di sorveglianza). Infine, sono in contatto anche con associazioni del territorio che si occupano di animali domestici e che potrebbero portare, per il tramite del servizio sociale, anche scorte di cibo per il cagnolino

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