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Biella

La programmazione sanitaria dichiarata

Gli sbiellati: una rubrica per tentare di guardarci allo specchio, e non piacerci

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BIELLA – Mai come in questo periodo ci si è scambiati dati statistici come le figurine alle medie.
Li si cita spesso a caso e senza cognizione di causa; li si scova in siti istituzionali e in siti imbarazzanti, ma compiacenti; li si reinterpreta avvitandosi su sé stessi, a volte dimostrando proprio il contrario di ciò che si vorrebbe. A volte ci spaventano, a volte ci rassicurano, a volte proprio non li capiamo e non sappiamo che farcene.

in mezzo a tutta questa confusione, che mischia informazione e controinformazione, quasi stupisce che ci sia chi lavora davvero su dati e statistiche per leggere meglio il tempo che stiamo vivendo e trarne qualche conclusione utile alla società. Senza la malafede di voler così dimostrare una tesi, di solito partorita dall’ignoranza sull’oggetto stesso della tesi. Invece, è da poco disponibile il documento di sintesi, a cui ha collaborato il Ministero della salute, dell’indagine relativa al 2021 che descrive lo stato dell’arte in Italia delle cure a lungo termine, quelle che riguardano la fascia più anziana di un’Italia che sta invecchiando a vista d’occhio: è il secondo Paese più anziano al mondo.

A leggerla bene, quest’indagine, ci dice parecchie cose e alcune le dice anche sul tipo di risposta che il nostro territorio dà al problema, considerato che è la nostra a essere la provincia più anziana d’Italia (dati Istat sul 2020). La devoluzione alle regioni delle competenze sanitarie, tra i vari effetti, ha di par suo generato e alimentato la produzione di dichiarazioni da parte di governatori, assessori, direttori generali e consulenti strategici della qualunque. Che ora si fanno in quattro – nel senso che almeno in quattro non perdono l’occasione di dichiarare qualcosa – per annunciare progetti, dirci cose, prendersi meriti, rilasciare banalità, raccontarci favole.

Nel caso di specie, l’indagine sulle cure domiciliari in Italia certifica con chiarezza che il Piemonte, tra le regioni con l’età media più alta, sta agli ultimi posti della classifica: “Nel 2020, in controtendenza rispetto al costante trend di crescita dell’ultimo quinquennio, le cure domiciliari e le cure palliative subiscono una battuta d’arresto”. Si potrebbe obiettare che l’avvento della pandemia ne sia in qualche modo responsabile, ma come non ricordare le parole e le dichiarazioni spese sulle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale, per curare i pazienti positivi a domicilio ed evitare ricoveri inappropriati: “Parola d’ordine: tempestività” si leggeva nelle dichiarazioni.

In effetti sono stati tempestivi nel parlarne allora, visto che ora non se ne parla più, mentre si parla molto di ricoveri inappropriati. Di certo la programmazione sanitaria post Covid non è stata tempestiva, come del resto già abbiamo potuto rilevare parlando della seconda ondata, oltre un anno fa. L’impressione continua a essere la stessa: tutti i dichiaranti di professione sperano che tutto passi in fretta, magari per caso, e tolga loro le castagne dal fuoco. Seguiranno dichiarazioni in cui affermeranno d’essere stati bravi, probabilmente i migliori. Nel frattempo, dopo la dichiarazione dell’ex direttore generale dell’Asl di Biella dello scorso marzo, in cui affermava che erano almeno 10mila le prestazioni cliniche ancora da recuperare, ci ritroviamo ora con un ospedale inaccessibile per visite e cure di patologie che non siano prioritarie o relazionate al Covid. Ma per sostenere quello nuovo, di direttore generale, c’è sempre qualche assessora pronta a dichiarare che Roma non s’è fatta in un giorno. Alla faccia della tempestività.

Tutto accade mentre il solito genietto della consulenza strategica regionale, ma molto locale, dichiara che, in tema di contagi: “C’è bisogno di semplificare la procedura”, aggiungendo subito dopo: “Nel caso non sia possibile disporre di un numero di cellulare, verrà usato un altro canale di comunicazione al cittadino, come ad esempio la posta elettronica”. Tocca sempre raccogliere le braccia, quando cadono. E sperare in tempi migliori.

Non restano silenti il Presidente di Regione e l’assessore competente (?) che intonano in coro: “Dati in miglioramento, ma pesano i ricoveri dei no vax”. Certo che pesano, questo è evidente a chiunque abbia un minimo di senno. Ma è altrettanto evidente che da due anni in qua di programmazione neanche l’ombra. Tanto c’è sempre uno stato d’emergenza da dichiarare, ai giornali.

 

 

Lele Ghisio

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