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«Resto in forma perché sono una pelandrona…»

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GAGLIANICO – “Le rughe dovrebbero semplicemente indicare il posto dove erano i sorrisi”.  Prosegue senza sosta il nostro piacevole cammino per mano con gli anziani. Ogni sosta regala nuove emozioni, ogni intervista dona qualcosa di nuovo, difatti, la vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti.

Questa volta siamo andati a trovare Federica Carmellino. Vive a Gaglianico in frazione Savagnasco. Ci accoglie seduta nel suo salotto, sorridente, pronta per essere intervistata all’alba dei suoi 96 anni.

Signora Federica, porta molto bene i suoi anni, come fa? ci sveli il suo segreto
«Faccio la pelandrona. Da quando non lavoro più sono rilassata e trascorro le mie giornate in piena tranquillità».

Andiamo indietro di qualche anno, anzi, di molti anni. Dov’è nata?
«In Valsesia, esattamente a Riva Valdobbia. I miei genitori si chiamavano Teresa e Gaudenzio. Eravamo una grande famiglia, pensi: nove figli».

Che mestiere facevano i suoi genitori?
«Erano pastori dell’alta Valsesia. Mio papà era partito per la Guerra del 15-18 appena dopo le nozze. Dopo molto tempo trascorso in Montenegro era tornato a casa invalido, con 42 ferite. Ricordo la sua gamba sinistra distrutta. Malgrado ciò la vita andava avanti e con tanti sacrifici si lavorava. Erano tempi duri, non si contavano le ore, avevamo poco e niente, per noi bambini i giocattoli erano solamente un sogno. Ricordo che, durante le stagioni invernali andavamo a cercare i rametti di larice per poi realizzare le scope da portare negli alpeggi d’estate che servivano per pulire le stalle. Partivamo a piedi con le gerle sulle spalle».

Quindi i suoi primi anni di vita trascorsero così. Poi diventò ragazza e conobbe un uomo, quello che divenne suo marito giusto?
«Sì. Incontrai Angelo Giorzet Angelino. Lui non era valsesiano, ma biellese. Viveva a Coggiola. Come noi era un pastore, difatti, ci conoscemmo all’Alpe Bors di Alagna. Poi decidemmo di sposarci, ma dopo soli pochi mesi lui dovette partire per la Seconda Guerra Mondiale. Fu catturato e deportato in Germania dove restò per cinque lunghi anni. Ricordo l’emozione quando tornò a casa, una cosa indescrivibile».

Dalla vostra relazione nacquero dei figli?
«Sì, due: Olindo che ora ha 70 anni e Franca che invece ne ha 55».

La tradizione di famiglia, quella dei pastori proseguì quindi ?

«Non subito. Ci trasferimmo a Coggiola intorno agli anni ‘60. Andammo a lavorare in fabbrica, alla Bozzalla e Lesna, ma dopo poco tempo capimmo che quella non era la nostra vita, ci trasferimmo così a Gaglianico in una cascina, tornammo quindi a fare i pastori. D’inverno accudivamo il bestiame, mucche e capre, mentre d’estate andavamo negli alpeggi della Valsesia. Pensi, che a volte si partiva con la transumanza per andare su a piedi. Ci mettevamo all’incirca due giorni».

Ha qualche ricordo particolare legato agli alpeggi?
«Noi facevamo il formaggio, un giorno arrivò un personaggio molto per bene, era Reinhold Messner, il famoso alpinista. Si stava dirigendo sul Rosa. Volle acquistare del maccagno ed alcune nostre tome. E’ un bel ricordo».

Invece di suo marito che ricordo ha?
«Angelo era un uomo tenace, ha trascorso una vita di solo lavoro accanto alla famiglia. Era del 1920 e venne a mancare nel 2000».

Signora Federica, come trascorre ora le sue giornate?
«Lavoro a maglia, anche se purtroppo la vista mi ha un po’ abbandonata. A volte invece guardo la televisione ma solo la trasmissione Geo & Geo. Mi piace vedere i servizi che girano in montagna e negli alpeggi con il bestiame».

Mauro Pollotti

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