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Quel quadro che scuote la nostra anima

Il commento di Vittorio Barazzotto

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BIELLA – Nella cattedrale di Biella fino a ieri, nella rassegna “Sia Luce” curata da Irene Finiguerra, è stata esposta un’opera del pittore piemontese Felice Casorati.

Il quadro, dipinto negli anni ’30 del secolo scorso, ritrae l’immagine di due donne su una barca, una delle quali, quella in primo in piano, allatta un neonato. Il quadro è uno studio dell’opera esposta nella Galleria Oddi di Piacenza e, sebbene le interpretazioni sul suo significato siano diversificate, l’immagine ci porta immediatamente nel presente e al viaggio disperato in mare che intraprendono migliaia di profughi.

Il luogo ed il periodo di esposizione non sono casuali, infatti la maternità si lega alle festività natalizie e la chiesa evoca la propensione all’incontro tra comunità. Lo stile grezzo della pittura rende il quadro vitale e realistico, vicino alle immagini che quotidianamente scorrono nelle notizie secondarie dei telegiornali, che documentano con crudezza il sacrificio che tante donne compiono per donare un avvenire ai loro figli.

A prescindere dalle idee politiche di ciascuno, la vera tragedia è che assistiamo al dramma di migliaia di persone completamente inermi, assuefatti al dolore degli altri e distratti dalle complessità della vita quotidiana.

Le notizie continue sui dati dell’epidemia hanno attutito le nostre coscienze, rendendoci sempre più avvitati su noi stessi in una spira di egocentrismo spasmodico, per cui alcuni considerano violati i propri diritti fondamentali per l’obbligo vaccinale, mentre le immagini delle tragedie alle frontiere di casa non suscitano più alcun turbamento.

Se qualcuno si chiede a che cosa serve l’arte, soffermandosi su questo quadro potrà trovare la risposta.
L’arte, ed oggi più che mai, serve a scuotere la nostra anima e a toglierci di dosso la polvere dell’indifferenza che, silenziosamente, imbarbarisce le persone.

Vittorio Barazzotto

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