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Ponte della tangenziale, i nuovi dispositivi d’allarme hanno dato risposta importante, ma non risolutiva

La soluzione è intercettare il disagio che porta le persone a togliersi la vita

BIELLA – Il recente salvataggio – ultimo di una lunga serie – dimostra ancora una volta che togliersi la vita dal ponte della tangenziale ormai è diventata impresa quasi impossibile. Il merito va, senza dubbio, anche agli interventi realizzati negli ultimi anni dalla provincia per renderlo più sicuro e inaccessibile ai pedoni. Se c’è qualcuno che oggi può godersi il risultato, quindi, è l’amministrazione provinciale che fu artefice dell’opera. «La notizia dell’ultimo salvataggio – spiega l’ex presidente Emanuele Ramella Pralungo, interpellato a tal proposito – conferma ancora una volta che quel sistema ha funzionato: ha salvato un’altra vita. Uno degli ultimi atti che feci da presidente fu far progettare gli interventi, trovare i soldi e realizzarli. Procedemmo a step, come è ben noto: i cartelli di divieto di transito ai pedoni, i famosi cancelletti, l’innalzamento del parapetto, tenendo presente quanto peso fosse possibile caricare sul ponte, e infine la posa delle telecamere e dei sensori del sistema d’allarme. Poi confrontandoci con le forze di polizia, abbiamo capito quale fosse il modo migliore per gestirlo».
Un bel successo, anche se ovviamente non è sufficiente: «Quell’intervento ha dato una risposta importante a questa tematica – continua -, ma so perfettamente che non è risolutivo, l’ho sempre dichiarato. La soluzione a un problema enorme e devastante deve passare attraverso l’intercettazione del disagio e del male profondo che porta le persone a togliersi la vita. E’ una partita sanitaria, non amministrativa».

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