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«Non ci sono “furbetti” della vaccinazione tra i donatori di sangue biellesi dell’Avis»

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BIELLA – «Nessun “furbetto” tra i donatori di sangue: chi si è vaccinato nei primi due giorni della campagna lo ha fatto in buona fede, per un errore di interpretazione».
A parlare è Lorenzo Tivelli, presidente Avis Biella, che non ha gradito l’utilizzo del termine “furbetti” accostato ai volontari dell’associazione che si sono vaccinati nei primi giorni della campagna.

«Apprendiamo – si legge in un’apposita nota – che un volontario AVIS si è autodenunciato per aver ricevuto il vaccino. Premettendo che ogni libero cittadino è nelle facoltà di compiere gli atti che maggiormente lo tutelino, è altrettanto giusto precisare che il nome dei volontari AVIS e in generale dei donatori di sangue non può essere accostato al termine “furbetti”. Per un errore interpretativo del termine “volontari attivi”, anche i volontari donatori sono stati erroneamente convocati a ricevere il vaccino prenotandosi con un form che non richiedeva di specificare la categoria (es. volontario o donatore)».

Un fraintendimento chiarito a distanza di 24 ore, nel tardo pomeriggio del 13 gennaio, quando è arrivata la precisazione sull’errata interpretazione di “volontariato attivo”. A quel punto «sono state interrotte le vaccinazioni e il giorno successivo tramite comunicati stampa e social Asl e AVIS hanno dato evidenza del malinteso invitando i donatori a non presentarsi perché sarebbero stati respinti».

«Purtroppo – sottolinea Tivelli – non si poteva sapere, dato che il form di prenotazione non lo includeva, quanti donatori avessero già prenotato l’appuntamento ed era impossibile avvertite singolarmente gli interessati. Una lettera di spiegazioni a firma del dottor D’Aloia veniva consegnato ai volontari che non avendo appreso mezzo stampa del malinteso si fossero comunque presentati».

Dunque è accaduto che in effetti, nel tempo antecedente alla precisazione e allo stop, alcuni volontari si siano sottoposti al vaccino (hanno anche completato il richiamo per ovvie ragioni sanitarie), ma lo hanno fatto in totale buona fede con una convocazione da parte dell’associazione a cui appartengono.
Non sarebbero loro, dunque, nel mirino della Procura, che sta vagliando gli elenchi consegnati dall’Asl, bensì chi si è fatto inoculare il vaccino nella consapevolezza di non averne diritto.

«Spiace vedere associato ai nostri valori di solidarietà, impegno civile e altruismo silenzioso il termine furbetti – ha ribadito Tivelli -. Il nostro impegno e la nostra correttezza sono fermi e scritti in quasi cento anni di storia, non sarà un titolo un po’ fuorviante a fermare il nostro impegno. Troppe persone attendono una sacca preziosa».

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