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Livia Caldesi e i buoni spesa

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I buoni spesa dovrebbero rappresentare un’ancora di salvezza per quelle persone che in questa situazione di emergenza si trovano senza un reddito e dunque i mezzi per potersi occupare del proprio sostentamento. Appunto per fare la spesa.

Purtroppo però, come troppo spesso accade, ogni situazione diventa fonte di polemica. E pure i buoni spesa non ne sono esenti, come ad esempio nella vicenda di Strona portata alla ribalta da Alberto Scicolone.

Riportiamo ora il pensiero di Livia Caldesi, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale in merito alla questione.

Stiamo vivendo una situazione drammatica. Abbiamo visto, e vediamo ancora, morire i nostri anziani, e non solo loro, tanti medici e infermieri che hanno sacrificato le loro vite per salvare le nostre, siamo chiusi in casa da quasi due mesi e inevitabilmente sale l’insofferenza. Ma a fianco della tragedia sanitaria vi è quella economica.

L’impossibilità di proseguire nelle proprie attività lavorative ha creato e sta creando gravi problemi di carattere economico a tutti. Il malcontento per gli aiuti, ritenuti peraltro insufficienti, da parte dello Stato e per i ritardi con i quali questi aiuti giungono è ormai diffuso.

Questa crisi non risparmia nessuno.

Vi sono però situazioni che si possono definire drammatiche, vi sono persone che versano in situazioni davvero disperate: alcune erano giá in carico ai servizi sociali, altre invece prima dell’avvento del coronavirus svolgevano qualche lavoretto, e poi si sono ritrovate a non portare a casa neppure un euro. E come si compra da mangiare?

Sono arrivati quindi i buoni spesa, un aiuto affinché queste persone potessero quanto meno non morire di fame.

E’ a discrezione dei singoli Comuni stabilire in quali esercizi commerciali questi possano essere spesi. Non solo: vi è anche un elenco di massima di ciò che è permesso o vietato acquistare (es. alcolici). Allora succede che in un piccolo Comune del Biellese che non ha succhi di frutta il cittadino non abbia alternative e si sente dire, nella solita discussione sui social, che non è indispensabile che il bambino beva il succo di frutta. I bambini, lasciatemelo dire, sono stati in questo periodo dei piccoli eroi. Hanno accettato senza lamentarsi questa lunghissima reclusione, senza giocare con gli amichetti, senza uscire… e la maggior parte di loro non ha molti fratelli con cui giocare!!! Se non addirittura nessuno. Quindi se desidera un succo di frutta… perché no?

In un altro Comune si legge che sono esclusi dall’acquisto alimenti per animali. Perché il mio cane, il mio gatto non possono mangiare? A loro chi pensa se io non ho soldi?

E poi succede che in un Comune, a Mottalciata, il Sindaco decida che la spesa la fa lui, gli dicano cosa vogliono, perché sennò “dando il buono uno può comprare quello che vuole” (parole sue) e secondo lui ci sono troppi furbetti. Ma scherziamo? Penso che nessuno sia felice di trovarsi nella condizione di dover domandare i buoni spesa, ed essere anche umiliati così è una cosa inaccettabile.

Parliamo tanto di solidarietà. Solidarietà non significa solamente dare, significa anche empatia e sensibilità”.

2 Commenti

2 Comments

  1. domenico novaretti

    26 Aprile 2020 at 18:27

    Si devono solo Vergognare…puah!!!!

  2. Gabriella Peveraro

    26 Aprile 2020 at 18:29

    Un discorso che non fa una piega Livia, (io conoscevo bene la tua mamma) ancora troppa burocrazia, si spendono chilometri di parole, esempi, regole e quant’altro e all’occorrenza poi le persone non sanno che fare o, come fare per districarsi e avere risposte precise e, molte volte ne viene calpestata la dignità e la sensibilità che già di loro versano in condizioni a dir poco disastrose! Non voglio fare di ogni erba un fascio, tanta, tanta gente si prodiga con umanità e comprensione, sarebbe lunga la lista dei ringraziamenti, ma un pochino più di chiarezza e coerenza non sarebbe male da parte di chi decide e, a volte sentenzia!
    Grazie a tutti!

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