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Lei è disabile al 100% e merita una pensione da 287 euro al mese

Il caso

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BIELLA – Oggi raccontiamo una storia di ordinaria follia o forse di ordinaria normalità, una storia che riguarda migliaia di persone, persone per bene che vivono nel nostro bel paese. Il paese degli annunci, delle belle arti, della cultura, il paese che un giorno sì e un giorno anche diventa capitale di qualsiasi cosa. Il paese che purtroppo da alcuni decenni ha perso di vista un piccolo particolare: gli italiani.

Premetto, nessuno di noi non se la prende con i politici che in Italia non contano nulla (come dice un mio caro amico, sono tutti “brava gente”) ma sono sotto scacco di dirigenti e funzionari statali.

Unici veri titolari del potere italiano. Nessuno se la prende con extracomunitari che pur non lavorando vanno giustamente aiutati, nessuno insomma oggi punta il dito su qualcuno.

Oggi raccontiamo solo i fatti, con un po’ di amaro in bocca e di tristezza.

La storia riguarda una ragazza di cinquant’anni, che chiameremo simpaticamente “Stellina”. Stellina che sin dalla nascita ha un’invalidità pari al 60%, nel 2020 cade in bagno. Ricoverata d’urgenza all’ospedale di Biella (ci resterà per 90 giorni) le viene riscontrata una emorragia cerebrale. Nel mese di dicembre, alcuni giorni dopo essere uscita dall’ospedale, viene convocata nell’ufficio dell’ASL/medicina legale per una visita accurata sulle sue condizioni di salute. Non cammina, arriva su una sedia a rotelle. Davanti alla dottoressa cerca di rispondere alle domande di rito. Ahimè, le domande sono imbarazzanti e spesso con lo sguardo nel vuoto Stellina cerca consensi senza rispondere a quelle domande insensate.

“Vedo che ha una patente in scadenza – le chiede la dottoressa – e se lei rinnoverà la patente potrà comunque essere autonoma e continuare a recarsi al lavoro”. Sì perché Stellina tre volte la settimana lavora come centralinista in una struttura per disabili. A portarla al lavoro la mattina e a riprenderla la sera è ancora la mamma che ogni volta percorre 50 km andata e ritorno.

La mamma e il fratello che l’hanno accompagnata alla visita ascoltano la dottoressa con occhi sbarrati e increduli intervengono. Come? Non vede che non riesce a muoversi? Come può pensare che lei possa salire sull’auto da sola? Lei purtroppo ha sì ottenuto la patente ma non ha mai guidato in vita sua. Però per la legge possedere una patente è sinonimo di autonomia. Alla fine della visita le è comunque riconosciuta una invalidità al 100% con un assegno di accompagnamento per un periodo di un anno. Da dicembre 2020 a ottobre 2021 percepirà circa 750 euro mensili, un importo simile a chi percepisce il reddito di cittadinanza.

Passano i mesi e si arriva a ottobre 2021, quando negli stessi uffici, Stellina si ripresenta per la visita medica. Questa volta non c’è più la dottoressa, c’é un altro medico a visitarla. A inizio dicembre 2021 l’INPS emana il suo verdetto: a Stellina è riconosciuta l’invalidità permanente del 100% e quindi la pensione di invalidità. Questa volta per legge non ha più necessità dell’assegno di accompagnamento e quindi percepirà 287,09 euro mensili + la tredicesima.

Grazie a Dio, Stellina ha qualcuno che l’aiuta. Ma se non avesse avuto qualcuno che l’aiutava come vivrebbe? E come fanno a vivere i tanti invalidi con una pensione di 287,09 euro ogni mese? Un tempo si chiamava Inps, in altre parole istituto di sostegno pubblico (post pensione o di altro genere) oggi, l’ente, è obbligato a risparmiare. E pur di tagliare le spese, non ha niente di meglio da fare che prendersela con l’invalidità.

Già, perché, dal 14 ottobre scorso l’Istituto nazionale di previdenza sociale non erogherà più i 287,09 euro al mese per 13 mensilità a chi ha una percentuale di invalidità superiore al 74 per cento se nel frattempo lavora con uno stipendio massimo di 400 euro al mese. Sì è il “lavoretto” che giustifica l’Inps a tagliare una pensione d’invalidità. Va detto che si parla di “invalidità non grave tra il 74 e il 99 per cento”. Ma resta indubbio che secondo l’Inps un invalido può vivere tranquillamente con un “lavoretto”, con cui a malapena riesce a pagare l’affitto di una casa. Insomma, con 400 euro non riesce ad arrivare a fine mese, neanche una persona sana, figuriamoci un disabile.

L’importante, nel magnifico mondo del liberismo sfrenato, c’è soltanto una cosa: tagliare il peso sulla spesa pubblica, senza limiti, di qualsiasi natura esso sia. L’Inps è però solo uno dei tasselli di uno Stato sociale da decenni in via di disgregazione ma che a differenza della sostanza, ogni volta che accendiamo il televisore troviamo qualcuno a predicarne il contrario.

 

Michele Porta

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