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Forno crematorio, due anni esatti fa iniziava “La lugubre catena di montaggio della morte”

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BIELLA – «Per noi famigliari delle vittime del Tempio Crematorio di Biella, la data del 26 Ottobre 2018 rappresenta l’inizio del calvario.- così inizia la lettera dei parenti delle vittime del tempio crematorio di Biella inviata alla nostra redazione- Proprio quel giorno di due anni fa emergeva , dopo una serrata inchiesta delle Forze dell’Ordine coordinate dalla Procura di Biella, la terribile verità che il Pubblico Ministero ha definito “ La lugubre catena di montaggio della morte”. La storia dell’orrore che ha scosso gli animi e le coscienze di tutta la comunità biellese e non solo.»

« I due fratelli Ravetti ( titolari dell’impresa funebre omonima e della società So.cre.bi che gestiva il Tempio Crematorio) – continua la lettera – il 29 settembre sono stati giudicati nel processo penale di 1° grado e condannati, uno a 5 anni e l’altro a 5anni e 4 mesi di reclusione, per aver commesso reati gravissimi che vanno dalla violazione di sepolcro, alla distruzione di cadaveri ( più di 200kg. di resti bruciati alla bene meglio o gettati nei rifiuti), somministrazione fraudolenta , utilizzazione illecita di manodopera e corruzione. Ma nonostante le accuse e l’aver accettato il rito abbreviato (perciò rei… a fronte di video registrazioni e testimonianze non potevano omettere le verità!) ,non hanno ancora chiesto scusa e perdono per quello che hanno fatto!Sono trascorsi due anni , ma il dolore e la rabbia per ciò che questa impresa/società ha perpetrato sui resti dei nostri Papà, Mamme,Nonni, Figli, Amici e Parenti, è costante e immutata dal primo giorno in cui siamo venuti a conoscenza dell’orrore.»

«Una violenza come se avessero abusato dei loro corpi, vilipesi ,trattati senza dignità…per noi sono deceduti due volte!Tra noi parenti ed amici si è instaurato un rapporto di condivisione ,collaborazione e di tenacia che ci tiene uniti nel profondo dolore, ma anche e soprattutto nella speranza che la Giustizia vada fino in fondo con determinazione. Alcune Famiglie hanno dato il consenso per l’ispezione delle urne. Oltre alle ceneri di “qualcuno” sono state trovate parti estranee e addirittura frammenti d’ossa che in base agli altissimi gradi del forno per le cremazione, non dovevano esserci. Proprio una “catena di montaggio” di persone defunte, dei nostri Cari, di cui non hanno avuto ne pietà e rispetto. Per cosa? Solo per accumulare ricchezza ! Fare soldi nel più breve tempo possibile , ma… nel modo più orribile! – e concludono -Noi ci chiediamo quando questo incubo potrà finire,se negli anni il nostro dolore e la rabbia si attenueranno, se la Giustizia andrà fino in fondo, e se un giorno riusciremo a dare pace a noi stessi e ai nostri Cari. Siamo padri, madri , mogli , genitori e come tali ci poniamo la domanda del come i Ravetti potranno affrontare con i propri figli, con i loro parenti, con gli amici e con chi incroceranno per strada, questa indelebile macchia e la condanna. Vergogna solo vergogna! Facciamo un sentito appello a tutte quelle Famiglie che dovranno affrontare un funerale : riflettete nel scegliere l’impresa funebre! Sono trascorsi due anni. La prima sentenza penale è stata cominata. Il 5 novembre ci sarà l’udienza per la richiesta di accettazione delle denunce di parte civile di centinai di Famiglie . Per noi il dolore e la rabbia continuano.»

Si ricorda l’appuntamento domenica 1° novembre alle 16,30 per posare 300 lumini e un mazzo di fiori per le vittime del forno davanti al forno crematorio.

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