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«Eravamo poveri, ma c’era un grande spirito di unione. Ci si voleva bene»
Marisa Saramin racconta: «Eravamo 11 figli, mio papà andava a lavorare a Ivrea in bici da Borriana»

«Eravamo poveri, ma c’era un grande spirito di unione. Ci si voleva bene». Prosegue a spasso per il Biellese questo meraviglioso viaggio tra i nostri amati anziani. Su ogni numero del nostro bisettimanale, raccontiamo una nuova storia, sempre diversa.
Se volete essere intervistati scrivete a direttore@nuovaprovincia.it o contattate la redazione allo 015/32383 o ancora telefonate al redattore Mauro Pollotti (346-7936093).
«Eravamo poveri, ma c’era un grande spirito di unione. Ci si voleva bene»
In questo numero ospitiamo Marisa Saramin, molto conosciuta a Borriana, paese che l’ha vista impegnata per molto tempo nella vita amministrativa.
Sono nata il 12 marzo 1950 – racconta – da una famiglia molto povera. Mio papà si chiamava Gino, faceva il mezzadro in un grosso podere, era un lavoratore instancabile. La mamma invece si chiamava Rosalia e si occupava della casa. Vivevamo a Iesolo. La nostra era una famiglia numerosa, eravamo 11 figli: io, Margherita, Teresa, Luisa, Jolanda, Ruggero, Gemma, Carlo, Gina, Giuseppe e Paolo.
Da Iesolo a Borriana, uno di quei viaggi della speranza?
Direi di sì. Lasciammo il Veneto nel 1951. Avevo solamente un anno, quindi non ricordo nulla. Ci trasferimmo a Borriana grazie a mio zio Erminio che già da qualche tempo viveva nel Biellese, per esattezza a Mongrando. Fummo accolti in paese a braccia aperte dalla famiglia Rossetti. Mio papà fu assunto subito in un’impresa edile. Erano tempi molto duri, andava a lavorare in bicicletta da Borriana a Borgofranco di Ivrea. Partiva alle prime luci dell’alba di lunedì e tornava a casa il venerdì sera molto stanco.
Erano periodi in cui la fame per tante famiglie bussava all’uscio di casa, cosa ricorda di quei tempi?
Erano tempi duri. La nostra era una famiglia molto povera. Ricordo che ci scambiavamo i vestiti tra sorelle perché non ne avevamo per tutte. Possedevamo una mucca che ci dava un po’ di sostentamento. Al mattino il latte c’era per tutti, mentre alla sera quel poco che rimaneva lo bevevamo a turno, mangiavamo spesso mele cotte. Malgrado tutto, però, c’era il calore della famiglia, ci volevamo tutti un bene enorme.
Ci stiamo avvicinando alle feste natalizie, cosa ricorda di quei Natali vissuti da bambina?
C’era un’atmosfera magica, eravamo felici pur sapendo che non avremmo mai ricevuto giocattoli o doni. La mamma appoggiava un piccolo albero di Natale sulla credenza, poi nella notte della vigilia lo addobbava con mandarini e qualche moneta di cioccolata. Immancabilmente mio fratello Paolo si svegliava nel cuore della note per mangiare di nascosto un cioccolatino. Che bei ricordi. Noi bambini andavamo a tagliare le canne di bambù per fare il Presepe, faceva un gran freddo, avevamo le mani gelide. Ricordo il periodo della scuola, quando si camminava con la neve alta e ai piedi avevo zoccoli di legno. Dopo la quinta elementare frequentai le medie a Ponderano, poi due anni di superiori a Biella, al Santa Caterina.
A che età iniziò a lavorare?
Avevo circa 16 anni quando fui assunta alla Dorit Italiana come impiegata contabile. Nel frattempo la mia amica Rosella Gariazzo mi fece fare un corso da dattilografa. Intanto un mio caro amico, tra l’altro abile sciatore, Tito Minniti, mi propose di fare concorso alle Poste. Io accettai, feci prima la prova scritta poi quella orale. Andò tutto bene e venni assunta con un contratto trimestrale che divenne poi a tempo indeterminato nel 1977. Conclusi la mia carriera nel 2007 come direttrice dell’Ufficio postale di Ponderano.
Le andrebbe di parlarci della sua vita sentimentale?
Certo. All’inizio degli anni ‘70 conobbi un bellissimo ragazzo: si chiamava Pier Antoniotti. Abitava a Sordevolo, ci innamorammo e convolammo a nozze nel 1971. Purtroppo dopo sei anni le cose non andarono bene, decidemmo così di separarci di comune accordo da buoni amici.
Lei a Borriana è una persona molto nota soprattutto per i suoi trascorsi di vita amministrativa.
Nel 1990 l’allora sindaco Orlando Rossetti mi volle in lista con lui. Fui eletta così tra le fila della maggioranza, entrai come capogruppo. Andai avanti anche quattro anni dopo con il primo cittadino Silvano Rossetti. Nel 1999 invece decidetti di presentare una mia lista e candidarmi come sindaco: persi per soli 28 voti. Nella legislatura seguente vinse la lista civica di Marina Moretti e mi volle accanto a se come assessore alla Cultura ed Eventi. La mia ultima apparizione nella vita amministrativa del paese risale a giugno 2024, quando mi presentai con il candidato sindaco Salvatore Tedesco per la lista di Fratelli d’Italia. Ma pur essendo stata eletta in consiglio tra le fila dell’opposizione ho fatto un passo indietro: largo ai giovani; loro sono il nostro futuro.
Come trascorre il tempo libero?
Ho sempre tante cose da fare, faccio parte di un paio di associazioni. Insomma, non mi annoio.
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