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Disposta a lasciare in eredità la sua casa distrutta da un incendio a chi l’aiuterà sistemarla

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«Qualcuno mi aiuti a sistemare la mia casa distrutta dall’incendio, sono disposta a lasciargliela in eredità». E’ un appello dignitoso e disperato allo stesso tempo quello di Paola Vagliani: non vuole elemosine, in cambio dell’aiuto è disponibile a lasciare l’immobile al benefattore con un lascito testamentario.

«Buongiorno a tutti voi, per favore, potreste pubblicare questa mia supplica? – scrive in una missiva inviata anche al governatore Alberto Cirio, alla giunta e al presidente del consiglio regionale, Stefano Allasia, ma rivolta a chiunque possa intervenire, imprese comprese – Dopo tre anni di tentativi in tutte le direzioni è l’unica strada che mi resta. Grazie, Paola Vagliani».

Nel dicembre del 2017 la sua casa nel bosco, a Netro, venne parzialmente distrutta da un incendio e ancora oggi la donna non ha trovato le risorse economiche per sistemarla. Un tetto sopra la testa ce l’ha, vive nella casa parrocchiale di frazione Colla di Netro, ma il suo sogno è di risistemare ciò in cui aveva investito la propria vita.

«Da quando circa otto anni fa, a 57 anni, mi sono trasferita da Milano – racconta -, ho sollevato pietre che pesavano più della metà dei miei chili, ho picconato l’acciottolato per creare aiuole, ho raccolto e spaccato legna per tutti gli inverni, ho imbiancato pareti, ho estirpato muri di rovi, ho ripulito tratti del ruscello a monte del mio terreno e ho riscavato tratti di roggia sullo sterrato che porta a casa mia, ho trasportato carriolate di pietre per riempirne i buchi, ho costruito muretti a secco, ho ridipinto vecchi mobili di recupero. Ho fatto marmellate utilizzando la frutta eccedente di altri orti e ricambiando con i vasetti della mia produzione. Ho saltato i pasti ma fornito abbondanti colazioni agli ospiti. E questi ospiti hanno portato un po’ dei loro soldi anche alle attività dei dintorni. Poi, in una notte, ho visto, insieme al tetto e al primo piano, bruciare anche tutto questo. Forte della dignità che mi viene da tutto questo, da quel dicembre del 2017 sto chiedendo un aiuto per ricostruire».

Non chiede elemosine, ma i soldi necessari per ricostruire le parti distrutte della sua casetta: «E posso ricambiare – ribadisce – con un lascito ereditario. Non chiedo commiserazione, chiedo che mi sia riconosciuto un aiuto in cambio di tutto ciò che ho investito nel territorio. Non solo più di 130mila euro tra acquisto e ristrutturazione, nel 2013, ma la mia stessa esistenza. Creando, nei quattro anni di microscopica attività nell’ospitare turisti di passaggio, anche un piccolo indotto per i locali del paese».

«Amo la mia casa distrutta e il mio piccolo bosco come non più potrei amare e li avevo fatti rinascere – sottolinea ancora emozionandosi -. Stavo lavorando al recupero delle unicità botaniche, preziosi innesti che languiscono in orti abbandonati. E tutto questo viene ignorato da chi potrebbe aiutarmi, nonostante sui loro siti proclamino il loro sostegno in favore dei piccoli comuni che si stanno svuotando e verso i territori boschivi abbandonati».

Di recente ha preso in considerazione anche prestiti e superbonus, ma avendo perduto il reddito che le derivava proprio dalla gestione della casa, non ha risorse sufficienti per ottenerli.
«Nella mia vita ho supplicato solo in una situazione: quando cercavo notizie del mio cane Baldo – conclude -. Ma ora non me ne importa più di nulla, devo supplicare? Supplico. Ripeto, non chiedo elemosine, ma 40mila euro per ricostruire in modo essenziale le parti distrutte della mia casetta – tetto e parte del primo piano – e potrei ricambiare con un lascito ereditario a favore della Regione o dell’Ente che vorrete indicarmi. Chiunque sia interessato, può contattarmi al numero 348-93.74.427».

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