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Cresce la rabbia sociale e aumenta la povertà

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BIELLA – A un anno dal primo lockdown, abbiamo trascorrso la seconda Pasqua in zona rossa, tra restrizioni e divieti, come se i dodici mesi passati non ci avessero fatto avanzare di un passo nella lotta contro il virus.

Le Regioni agiscono ancora in modo disomogeneo, quelle organizzate primeggiano sulle più carenti, instaurando una gara patetica che certifica il fallimento delle autonomie territoriali, che non funzionano in uno Paese piccolo come l’Italia e in situazioni di grave emergenza.

Lo Stato controbilancia le carenze locali, reo di non avere acquistato in tempo i vaccini nel periodo pre natalizio. Forse perché il ministro della salute Speranza (in questo caso non vale la locuzione latina “nomen omen”) la scorsa estate era più preoccupato a promuovere il suo libro, stampato e poi stoppato, che descriveva come aveva sconfitto la pandemia e, ebbro di tale illusione, non aveva considerato la priorità di prenotare le vaccinazioni, come stavano facendo altri Stati.

Con quali risultati? Con la rabbia sociale e la povertà crescenti.
Intanto palestre, negozi, agenzie turistiche, parrucchieri, estetisti, bar e ristoranti sono ancora chiusi, bloccati, con il timore di essere dimenticati, nonostante gli investimenti per adeguarsi alle misure anti covid, mentre il sorriso, sempre più beffardo, del commercio on line si è trasformato in una morsa che ha vampirizzato la vendita al dettaglio.

In questi giorni Cristiano Gatti di Confartigianato di Biella, ha lanciato una petizione per la riapertura di parrucchieri ed estetisti, mentre un’altra proposta, più che motivata, riguarda le commesse e i commessi dei supermercati affinché vengano vaccinati in via prioritaria.

Queste iniziative mettono in luce la sfiducia che dilaga tra le fratture delle istituzioni, in cui si devono compensare le carenze dello Stato con proposte del mondo civile.
La domanda è sempre la stessa. Il biellese, come il resto d’Italia, si chiede: Chi paga?

Vittorio Barazzotto

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