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Così Biella diventa come la città di Topolinia

Gli sbiellati di Lele Ghisio, una rubrica per tentare di guardarci allo specchio, e non piacerci

BIELLA – Premessa: riconosco che il taglio di questa rubrica sta prendendo una strana deriva animalesca. No, non volevo dire animalista. Proprio animalesca, e che comincia a divertirmi. Dopo gli struzzi che scappano per le strade, il ritorno dei montoni dorati e la generica disquisizione sugli animali deboli di cuore, è l’ora dei topi alla conquista della città.
E in una città che diniega fior di cittadinanze onorarie a favore invece di comici televisivi, benché meritevoli, e il cui borgomastro riceve, nel suo ufficio di Palazzo Oropa, strana gente con lo sturacessi in testa per ringraziarla del servizietto – televisivo – extra reso lo scorso anno in campagna elettorale, giocare a un’antropomorfizzazione al contrario è il minimo che si possa fare.

Così Biella diventa Topolinia, con l’assessore alla derattizzazione che si prodiga a suon di comunicati, solertemente pubblicati dall’Eco del Mondo, a spiegare alla cittadinanza musofobica la strategia di difesa da quest’attacco topestre. Con un po’ d’imbarazzo, a dire il vero, nel dichiarare “ratti, carogne, tornate nelle fogne” senza scaricare ogni responsabilità sulla precedente amministrazione.

Noi ci scherziamo su, ma un esercizio semiserio l’aveva già fatto il compianto accademico Giulio Giorello nel suo saggio “La filosofia di Topolino” (Guanda, 2013), che casualmente apriva il testo con un capitolo dedicato a “Topolino giornalista” (una delle prime storie, datata 1935) in cui il nostro eroe lottava per far fallire l’impresa delinquenziale dei cattivi, iniziata con la gestione disinvolta dei rifiuti. Gioco facile, allora: i cattivi sono la Seab e i paciocconi, ma buoni, sono il commissario Basettoni e l’ispettore Manetta. Il borgomastro e il suo vice, per intenderci.

I malnati roditori, ultimamente, si fanno fotografare irrispettosi mentre frugano tra le monnezze lasciate all’aria libera della città, intimorendo e indignando i topolinesi che corrono impavidi a darne testimonianza sui social e nelle lettere al direttore dell’Eco del Mondo. Per un’amministrazione che metteva tra le sue priorità sicurezza & decoro non è male.

Probabile sia allo studio una modifica al regolamento di polizia urbana per poter applicare anche ai topi il daspo urbano, e almeno confinarli in parti della città in cui non creino scandalo e timore, per salvaguardare a vista la straordinaria e decorosa bellezza del centro cittadino. Anche se la guerra contro i cattivi di Seab continua a colpi di consigli d’amministrazione da allargare, restringere o mantenere a seconda della bisogna.

E ci si indigna che siano i cittadini a mettere una pezza in bolletta al buco di bilancio creato dai cittadini stessi, oltre che dalla maldestra gestione in cui si mischiano i presunti buoni ai cattivi. In ogni caso parliamo sempre di polvere sotto il tappeto, perché la lista della spesa dell’assessore alla derattizzazione non prevede la rimozione delle cause, ma solo la lotta agli effetti: comme d’habitude.

Certo che è buffo disquisire contemporaneamente su turismo, accoglienza, musei di moda e pantegane. Covid o non Covid, visto che gli riesce bene e pare sia l’unica cosa da fare a Topolinia, spero che l’ispettore Manetta continui a distribuire mascherine – io non l’ho ancora ricevuta – che da qualche contaminazione sicuramente ci salveranno. Almeno dai cattivi odori e dalle parole a vanvera di cui nascondono il labiale. Io, in ogni caso, un’idea ce l’avrei. So che non è originale, ma in passato ha funzionato: nessuno di voi sa suonare il piffero?

Lele Ghisio

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