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All’Archivio una mostra sulla storia dell’acqua potabile del Biellese

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Oggi e domani riprendono le Giornate Europee del Patrimonio, uno dei più partecipati eventi culturali del nostro continente. Musei, biblioteche e archivi saranno i protagonisti di questo appuntamento che nell’edizione 2022 avrà come tema nazionale la sostenibilità. In prima linea nel Biellese l’Archivio di Stato che, per l’occasione, ha predisposto una mostra visitabile tutti i pomeriggi dalle 14:30 alle 18:30 a partire da domani sino al 23 dicembre, anche in concomitanza della Domenica di Carta del 9 ottobre, previa prenotazione.

«Nella scelta di come declinare la tematica prevista per l’edizione di quest’anno – spiega il direttore Stefano Leardi – abbiamo volutamente tralasciato un filone molto battuto nel Biellese, ossia quello legato alle attività tessili del territorio, per spostarci all’interno delle case dei cittadini e affrontare qualcosa di nuovo: la spinosa questione dell’approvvigionamento, l’uso e il riuso dell’acqua nella città di biella tra Ottocento e Novecento».

Le visite guidate faranno da collante al ricco materiale documentaristico, che testimonia anni di grandi trasformazioni, ma anche costanti che ritornano sino ai giorni nostri. Dall’inaugurazione del nuovo acquedotto del 1883, per ovviare il problema della scarsità d’acqua, sino ad arrivare alla costruzione della fontana di via Matteotti del 1935, passando per aspri conflitti e curiosi aneddoti; sono tante le “vicende idriche” che hanno animato la città e che sono giunte sino a noi grazie a manifesti, articoli di giornale, lettere e numerosi altri preziosi documenti, come il diagramma del fabbisogno idrico previsto per la città di Biella nei cinquanta anni successivi al 1928, che ci restituisce il futuro immaginato dagli abitanti dell’epoca.

«Biella – specifica Leardi – era un caso anomalo rispetto alle altre città piemontesi dell’epoca, in cui, nella quasi totalità dei casi, l’acqua potabile veniva gestita direttamente dal comune, senza l’interferenza di società private. Qui, invece, vi era la Società anonima per la condotta all’acqua potabile in Biella, che poi ha cambiato leggermente denominazione diventando la Società anonima Biellese acqua potabile, e questo nel corso degli anni ha generato non pochi problemi perché il comune desiderava municipalizzare il servizio».

E proprio quando la questione sembrava risolta, nel 1949 la popolazione aumenta drasticamente e si ripresenta il problema della scarsità dell’acqua, con alcuni casi di tifo. D’altro canto non mancano documenti che testimoniano una precoce consapevolezza riguardo alla stretta correlazione tra l’ambiente circostante e l’acqua reperibile dal territorio, in cui, con questa ottica, si propone il rimboscamento di alcune zone del Biellese. E ancora molte altre curiose vicende legate alle fontanelle pubbliche e al diritto di riuso degli scoli; documenti relativi alla copertura della Roggia del Piano e disegni originali della fontana di Mosè in Piazza Duomo, ad opera di Giuseppe Bottinelli.

«Questo quadro complesso – conclude Leardi – nell’insieme va a ricostruire quello che è l’approvvigionamento, l’uso e gli abusi dell’acqua potabile a Biella in questi anni. È una storia che fino ad adesso è stata poco raccontato e trova molte analogie con la situazione attuale, facendo capire come certe cose in realtà non cambino mai e come il rapporto tra pubblico e privato esista da sempre e sia un qualcosa di estremamente delicato».

Per info e prenotazioni: 015-21805, email: as-bi@cultura.gov.it

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