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A Biella il tessile cede il passo all’acqua minerale

Pausa Caffè, la rubrica di Giorgio Pezzana

La nomina di Giovanni Vietti alla presidenza dell’Uib, rappresenta una svolta significativa, pur se non cambierà il corso delle vicende economiche di questo territorio. Per una volta alla guida degli industriali biellesi non sarà un laniero, bensì l’amministratore delegato, nonché presidente, di una società che produce acqua minerale (in realtà, vi furono un paio di precedenti, dal 1989 al 1991, con la nomina di Remo Roj, all’epoca a capo dell’omonima industria elettromeccanica e di Ermanno Rondi, dal 2001 al 2007 a capo di una società di logistica).

E’ il segno, tardivo, dei tempi che cambiano. Il segno di una diversificazione possibile, ma che avrebbe dovuto e potuto essere voluta e pensata già diversi anni or sono. Perché, se c’è una cosa che con supponente ostinazione il Biellese ha sempre rifiutato, è l’ipotesi di diversificare le proprie potenzialità economiche, non affidandosi solo ed esclusivamente ad un comparto, quello tessile, che da decenni mostra i segni di un progressivo e purtroppo irreversibile cedimento.

Diversificare non significa tagliare i ponti con il passato. Per il Biellese il settore tessile è quello che ha fatto la storia degli ultimi duecento anni, quello che ha dato lavoro a migliaia di persone, che ha consentito la crescita di nuclei familiari in un contesto di complessivo benessere, quello che ha creato un’immagine, seppure molto circoscritta, di Biella nel mondo Ma l’errore più grossolano è stato quello di pensare che il tessile avrebbe potuto resistere per l’eternità. Ed è stato quello di continuare a pensarlo anche quando i primi segnali d’affanno si stavano facendo evidenti.

Una convinzione ferrea ed anche molto datata, se è vero, come da più parti si racconta, che proprio l’Uib in passato si oppose ad insediamenti industriali nel Biellese che non fossero in qualche modo riconducibili al settore tessile (si mormora che a preoccupare fosse il confronto troppo diretto tra i contratti di lavoro del comparto tessile con quelli di altri comparti, che avrebbero potuto alimentare rischiose controversie sindacali). Insomma, Biella non ha saputo e, direi, non ha voluto darsi un’alternativa.

Ancora oggi, con inquietante frequenza, sentiamo parlare di “rilancio del tessile”, come se fosse possibile un ritorno ai fasti passati. Non ci crede più nessuno. E forse la nomina di Vietti a capo dell’Uib ne è il segnale più significativo ed inequivocabile.

Giorgio Pezzana

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