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“Nero Dolce Storie di Africa” nel ricordo di Maria Bonino

Venerdì scorso, 26 settembre, a Villa Pomi, la dottoressa  Maresa Perenchio, medico neuropsichiatra infantile con una lunga esperienza di attività in Africa per conto dell’ong CCM di Torino, ha presentato il libro “Nero Dolce Storie di Africa” edito da Primalpe.

Venerdì scorso, 26 settembre, a Villa Pomi, la dottoressa  Maresa Perenchio, medico neuropsichiatra infantile con una lunga esperienza di attività in Africa per conto dell’ong CCM di Torino, ha presentato il libro “Nero Dolce Storie di Africa” edito da Primalpe.

Venerdì scorso, 26 settembre, a Villa Pomi, presso la sala convegni della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, la dottoressa  Maresa Perenchio, medico neuropsichiatra infantile con una lunga esperienza di attività in Africa per conto dell’ong CCM di Torino, ha presentato il libro “Nero Dolce Storie di Africa” edito da Primalpe.

Un libro in apparenza “povero”, volutamente senza immagini, senza dati o statistiche, perché l’autrice ha voluto riversare in esso non solo episodi, persone, avvenimenti, aneddoti, emozioni ma, in trasparenza, come questi abbiano modificato il suo modo di intendere la professione medica anche in Italia, il proprio modo di affrontare la realtà di tutti i giorni.

Fra questi ricordi, uno, narrato in tono affettuoso e commosso, racconta dell’incontro fra Maresa e Maria Bonino, all’ospedale di Lacor, in Uganda, della loro amicizia, non interrotta dalla morte di Maria, al punto che Maresa sente tutt’ora vicina e presente.

Ha dialogato con Perenchio l’amica Enrica Pazè, medico oncologo alle Molinette ed ella pure con una lunga esperienza In Africa.

Nei loro racconti, anche quello dell’epidemia di Ebola del 2000 in Uganda (purtroppo così simile a quella che sta attualmente devastando la Sierra Leone e gli stati attigui), di cui fu vittima il dr. Matthew, citato come esempio da Maria in uno dei suoi ultimi messaggi prima di morire, nella consapevolezza di non poter sfuggire al contagio.

Nulla pare cambiare, in Africa, ed è per questo che il sacrificio di Maria, perché non sia stato invano, impegna la Fondazione a continuare nel suo impegno a favore dei più poveri e bisognosi.

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