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Sei di Chiavazza se… ti chiami Gianni Alberto e hai giocato con Totti!

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«Io sono Gianni Alberto!».

«Non ho mai giocato in serie A!».

«Non sono una bandiera del calcio!».

«Ma come Francesco pure io sono un ragazzo di quartiere!».

Questa è la storia di uno di noi, anche lui nato a… Chiavazza!!! In dialetto “Ciavasa”, in slang autoctono “Showa”, il quartiere che si culla placido tra le colline e la rive gauche del Cervo sta vivendo scampoli di gloria inattesa, protagonista a sua insaputa del film autobiografico “Io sono Francesco Totti”.

Non vincerà mai l’Oscar, ma la partecipazione “straordinaria” di Gianni Alberto, scusate la banalità, è qualcosa di straordinario, anche solo per il messaggio lanciato dal Pupone nel film che ne descrive al meglio l’essenza del campione: vivere il presente senza tralasciare il passato. È proprio da quei frames ingialliti e, per dirla alla romanesca, un pochetto “scrausi”, che si capisce molto se non tutto.

Riavvolgiamo il nastro! Gianni Alberto, classe 1976, gioca nella Juventus, milita nella categoria Allievi ed è allenato da Salvatore Jacolino, uno che di “10” sulla maglia se ne intende per averlo avuto tatuato sulla schiena anche a caccia della serie B con la Biellese griffata Marco Debernardi (chapeau!) sul finire degli anni 70! Fatto spazio al mai banale amarcord, Jacolino versione mister valorizza al meglio il baby Alberto, tanto che Sergio Vatta e Romeo Benetti lo convocano nella Nazionale U15, prossima alla missione in Terra d’Albione. La data da evidenziare in rosso sul calendario è sabato 6 giugno 1992! Nel tempio di Wembley, 50 mila sudditi acclamano la Regina Elisabetta, pure lei allo stadio per dare maestosità all’evento, e i piccoli lord con le rose e i tre leoni sul petto. In campo alcuni predestinati: Francesco Totti è tra questi, idem Phil Naville che in carriera indosserà la casacca della nazionale maggiore 59 volte, facendo pure la fortuna di Manchester Utd (263) ed Everton (242). Un altro predestinato invece è infortunato: David Beckham! Se la Regina era l’incantevole padrona di casa, a Totti bastarono 2′ per prendere confidenza con l’ambiente: rigore c’è quando arbitro fischia! Quando gli avversari pareggiarono, l’Italia ebbe ancora una cartuccia da sparare: un assist di Totti davanti alla porta Gianni Alberto, vanamente. La possibilità di violare Wembley sfumò, ma non per questo sfumò la bella prestazione del chiavazzese. Gianni entrò in avvio di ripresa al posto del n. 9, all’anagrafe Francesco, ma non “quel” Francesco. Il nostro subentrò a Francesco De Francesco, Totti invece mostrava orgoglioso la fascia da capitano indossando un più anonimo n. 8, mentre il più ambito n. 10 apparteneva a Dario Dossi, segno questo che i numeri contano e non contano. Gianni Alberto invece sfoggiò orgoglioso lo sguardo al momento dell’inno di Mameli, inquadrato in primo piano dalla Tv britannica! Il film racconta anche questo e la chiosa può fare il verso (coatto!) al Totti pensiero, nel frattempo diventato adulto: «Quanto tempo è passato, pure per voi però…».

Concludendo…

«Mi chiamo Gianni Alberto!».

«Sono juventino nel DNA!».

«Ma sono felice per Francesco Totti!».

«Sono felice anche per me stesso, d’altronde il cielo con un dito sono riuscito a sfiorarlo!». Quante verità in questi liberi pensieri che rendono tutto incredibilmente magico, reale e puro come quei ragazzini ormai prossimi al mezzo secolo.

Oggi come ieri, Wembley 6 giugno 1992!

Oggi, soprattutto (!), grazie all’arguto post pubblicato da Andrea Pella, altro chiavazzese Docg, sul profilo Facebook del gruppo “Sei di Chiavazza se…”, del quale è valente admin: “È uscito il film di Francesco Totti , bellissimo. In una scena tratta dal film si vedono 3 azzurrini a Wembley. Il capitano è Totti, quello in mezzo non so, ma il ragazzo a destra è uno di Chiavazza…”. Complimenti per lo scoop! A seguire un’ondata di like e commenti, ai quali aggiungo un mio personale aneddoto. Maggio 1989: allenavo la Chiavazzese Giovanissimi, avevo 9 giocatori disponibili. Pescai dagli Esordienti e feci debuttare Gianni Alberto sul campo della capolista Pro Candelo. In palio l’imbattibilità esterna. Rischiavamo la goleada, invece finì 1-1! Gianni, due anni in meno rispetto alla categoria, era un bimbo, ma la classe innata sopperì al fisico. Ebbi la sensazione che potesse nascere una stella. Tre anni dopo: Wembley!

Insomma una storia d’altri tempi. Una bella storia, anche se non dovrei essere io a dirlo! Una storia genuina e proprio per questo unica nel ricordo di gesta e persone che hanno fatto Chiavazza. Questa era Chiavazza. Anzi questa è Chiavazza! Questi sono i Chiavazzesi!! E poi c’è la Chiavazzese… ma questa è un altra (bella!) storia da raccontare. Time after time!!! Alla prossima puntata…

E tu cosa ne pensi?

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