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Pausa Caffè

Ma davvero siamo sempre insoddisfatti?

Pausa Caffe’: finché c’è chi obietta, significa che la comunità è in qualche modo partecipe

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Meno psicologia e più scuola. Ci vorrebbe un’équipe socio-psico pedagogica stabile nelle scuole. L’ho sentito dire stamane di sfuggita dalla psicologa Maria Rita Parsi, onnipresente in tv.

BIELLA – Da qualche tempo si sta insinuando in molti ambienti della comunità biellese la convinzione che da queste parti ci sia troppa gente alla quale non va mai bene nulla.

Ed è una convinzione talmente in crescita, tanto che ora il rischio reale è quello di andare incontro ad una comunità alla quale, in un prossimo futuro, andrà bene tutto. In altri termini, si sta logorando quel senso critico che indubbiamente può risultare talvolta un po’ noioso, ma che è alla base di quel confronto democratico al quale non dovremmo mai sottrarci. Finchè ci sarà qualcuno che obietterà qualcosa in merito a ciò che avviene in città o in ambito provinciale o anche nazionale, significherà che la comunità si sente in qualche modo partecipe di quanto le accade intorno.

Nel momento in cui, al cospetto di qualunque progetto, qualsivoglia iniziativa, ogni elemento di novità, si risponderà solo con il silenzio, vorrà dire che la comunità si sarà ammalata di una malattia seria, che si chiama indifferenza.

Se ne sta accorgendo la politica, di questi tempi, con i risultati di consultazioni elettorali che rivelano sempre più che il vero partito vincitore è quello dell’astensionismo. La gente non va alle urne perché è delusa, sfiduciata, amareggiata. Perché percepisce che alla fine, qualunque sia l’indicazione che emerge dalle consultazioni elettorali, gli affanni restano, i problemi veri rimangono irrisolti, la vita di ogni giorno non cambia.

Questa è l’indifferenza. La vera svolta sarebbe lo riuscire a dimostrare che potrebbe non essere così e che con la partecipazione di tutti potremmo vivere in città diverse, in una provincia diversa, in un Paese diverso. Certo, ogni osservazione dovrebbe essere motivata, argomentata e le motivazioni non possono risolversi in un grugnito o in un insulto. E chi è preposto a fare dovrebbe sapere ascoltare, senza ignorare o stigmatizzare il senso critico che, fin che c’è, è l’anima di una comunità.

Giorgio Pezzana

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1 Commento

1 Commento

  1. Pier Giovanni Malanotte

    3 Marzo 2023 at 19:48

    Analisi perfetta. E dalla non partecipazione al voto gli eletti.
    Quale la terapia, fatta la diagnosi ?

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