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Come igienizzare la lavatrice dopo il rientro dalle vacanze

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Lavatrice (© Depositphotos)
Lavatrice (© Depositphotos)

Il primo bucato di settembre riserva spesso una sorpresa sgradevole: capi appena lavati che sanno di umido, un odore di chiuso che esce dall’oblò, aloni scuri sulla guarnizione. Non è un guasto, è il risultato prevedibile di settimane di inattività. Una lavatrice rimasta ferma con lo sportello chiuso durante le vacanze trattiene acqua nella guarnizione, nel cassetto del detersivo e nel pozzetto del filtro: con il caldo estivo quel ristagno diventa il terreno di coltura ideale per muffe e batteri.

Il fenomeno è tutt’altro che marginale, e la stagione del rientro è il momento giusto per rimediare con una pulizia di fondo. Bastano un pomeriggio e pochi prodotti!

Perché la lavatrice ferma sviluppa muffe e cattivi odori

Ma come mai bisogna igienizzare la lavatrice? La pulizia è necessaria perché, dopo ogni ciclo di lavaggio, acqua e residui di detersivo si accumulano  in diverse parti della macchina. In primis, nelle pieghe della guarnizione, poi nel circuito del cassetto, ma anche sul fondo, vicino al filtro. Su queste superfici umide i microrganismi formano un biofilm, una patina adesiva che li protegge e li nutre.

Uno studio dell’Università di Furtwangen pubblicato sulla rivista Microorganisms, condotto campionando lavatrici domestiche in quattro punti diversi, ha rilevato una carica media di 21.000 unità batteriche per centimetro quadrato, con 40 specie identificate, di cui oltre la metà classificate come patogeni opportunisti. Il punto più contaminato non era la guarnizione ma il vano del cassetto del detersivo, proprio la zona che quasi nessuno pulisce.

Le ricerche del gruppo di Markus Egert, il microbiologo che a Furtwangen studia da anni la flora batterica degli elettrodomestici, hanno individuato anche il principale responsabile dell’odore di umido: un batterio, la Moraxella osloensis, che prospera sulla gomma dello sportello e rilascia composti solforati maleodoranti. Due abitudini diffuse aggravano il quadro: i lavaggi a bassa temperatura, che fanno risparmiare energia ma non scalfiscono il biofilm, e l’eccesso di detersivo, i cui residui diventano nutrimento per i microrganismi. Le settimane di fermo estivo, con sportello chiuso e temperature alte, fanno il resto.

La pulizia passo per passo: guarnizione, cassetto, filtro e lavaggio a vuoto

Il primo intervento riguarda la guarnizione dell’oblò. Va piegata verso l’esterno con le dita per esporre le pieghe interne, dove si annidano acqua stagnante, lanugine e chiazze nere di muffa, e passata con un panno imbevuto di una soluzione igienizzante o di acqua calda e bicarbonato. Meglio evitare l’aceto puro usato di frequente: l’acidità prolungata tende a indurire e screpolare la gomma, accorciandone la vita.

Il secondo passaggio è il cassetto del detersivo, che va estratto completamente (quasi tutti i modelli hanno un pulsante di sblocco sullo scomparto dell’ammorbidente) e lasciato in ammollo in acqua molto calda prima di rimuovere le incrostazioni. Con il cassetto fuori sede si pulisce anche il vano, usando uno spazzolino per raggiungere gli ugelli in alto, dai quali spesso pendono depositi scuri. Terzo punto critico, il filtro di scarico nello zoccolo frontale: prima di svitarlo meglio stendere un asciugamano e tenere pronta una bacinella, perché il pozzetto rilascia sempre acqua residua. Al suo interno si fermano monete, bottoni e lanugine che, decomponendosi nell’acqua stagnante, contribuiscono all’odore.

Chiude la sequenza un lavaggio a vuoto ad alta temperatura, a 60 o meglio 90 gradi, con un igienizzante specifico per lavatrici o con percarbonato di sodio: il calore scioglie i grassi del biofilm e la candeggina ossigenata ne completa la rimozione. Per il calcare, che a sua volta offre appigli porosi ai depositi, funziona bene un ciclo caldo con acido citrico sciolto in acqua, alternativa più delicata dell’aceto anche per le parti in gomma.

Il controllo dei componenti: quando la pulizia non basta più

La pulizia di settembre è anche l’occasione per un esame ravvicinato dei componenti, perché non tutto si recupera con acqua calda e igienizzante. Se la muffa è penetrata in profondità nella gomma, se la guarnizione presenta screpolature o piccoli tagli, o se trattiene l’odore anche dopo il trattamento, la sostituzione è la sola strada: una guarnizione compromessa, oltre a sporcare il bucato, prima o poi perde acqua. Lo stesso vale per un filtro con la filettatura rovinata, per un cassetto incrinato o per un tubo di carico irrigidito dal tempo, che andrebbe comunque cambiato ogni cinque anni circa.

Sono riparazioni alla portata di chi ha un minimo di manualità: la sostituzione di filtro e cassetto non richiede attrezzi, quella della guarnizione un cacciavite e un po’ di pazienza. I pezzi si reperiscono ordinando i ricambi per lavatrice online su siti specializzati come Figevida.it, dove la ricerca per marca e modello (il codice si trova sull’etichetta dietro l’oblò o sul retro della macchina) consente di individuare il componente compatibile ed evitare acquisti sbagliati. Il confronto economico è quasi sempre a favore della riparazione: una guarnizione costa una frazione dell’uscita di un tecnico, e una cifra irrisoria rispetto alla sostituzione dell’intero elettrodomestico per un problema che nasce da un pezzo di gomma.

Le abitudini che evitano di ricominciare da capo

Una volta igienizzata la macchina, mantenerla in salute costa poco. La regola più efficace è anche la più semplice: oblò e cassetto sempre socchiusi tra un lavaggio e l’altro, così che l’umidità evapori invece di ristagnare. Gli stessi ricercatori di Furtwangen la indicano come la prima misura preventiva, insieme alla pulizia regolare di guarnizione e cassetto. Utile anche programmare un lavaggio caldo al mese, a 60 gradi con un detersivo in polvere contenente candeggina ossigenata: i cicli eco a bassa temperatura vanno benissimo per il quotidiano, ma senza una periodica “sterilizzazione termica” il biofilm si riforma nel giro di poche settimane.

Attenzione infine al dosaggio del detersivo, da calibrare sulla durezza dell’acqua della propria zona: abbondare non lava di più, lascia residui che alimentano batteri e odori. E alla prossima partenza per le vacanze il rituale corretto richiede due minuti: ultimo lavaggio a caldo, filtro svuotato, guarnizione asciugata con un panno e sportello lasciato aperto. Al rientro, la lavatrice avrà solo bisogno di ripartire.

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