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1954, nasce l’Associazione marinai

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Biellesi furono il Tenente di vascello Boggio, primo ufficiale sommergibilista scomparso nel fondo del  mare nella guerra 1915-18, il Capitano marittimo Ermanno Guala discendente d’una stirpe di eroi ormai estinta, il leggendario comandante Carlo Fecia dei conti Cossato, la Medaglia d’Oro capitano di corvetta Enea Picchio

«La mia gente – cantava dei piemontesi Gipo Farassino – non ha l’estro di cantare. / Non ha il sole, / non ha il mare / e nemmeno il buonumore» (“La mia gente”, 1977). Restringendo il campo ai biellesi si potrebbe forse discutere su alcune di queste considerazioni, ma è indubbio che Biella non abbia il mare; e tuttavia il nostro territorio ha saputo dare alla Marina italiana molti dei suoi figli, alcuni dei quali per le gesta compiute si sono coperti di gloria: «Biellesi furono il Tenente di vascello Boggio, primo ufficiale sommergibilista scomparso nel fondo del  mare nella guerra 1915-18, il Capitano marittimo Ermanno Guala discendente d’una stirpe di eroi ormai estinta, il leggendario comandante Carlo Fecia dei conti Cossato, la Medaglia d’Oro capitano di corvetta Enea Picchio […] e tutti gli altri Caduti e superstiti, ufficiali, capi, sotto capi e comuni dei quali […] non è possibile fare il nome» (“il Biellese”, 10.02.1953). Date queste premesse, la costituzione nel 1953 della sezione biellese dell’Associazione Gruppi Marinai d’Italia fu accolta con simpatia e favore.

Domenica 8 febbraio, riuniti nell’«ospitale salone» dell’A.C.I., gli ex marinai biellesi, all’incirca un centinaio, «reduci dal servizio nella marina da guerra […] Ufficiali di vascello, delle armi navali, del genio navale, del commissariato, della sanità […] Vecchi delle leve ante guerra ’15-18, coi baffoni bianchi […] e giovani che, per loro fortuna, non ebbero la ventura di ambientarsi nel clima di guerra» (“il Biellese”, 10.02.1953), ascoltarono con vivo interesse le relazioni dell’ing. Silvestro Rolando, ufficiale superiore di Marina in congedo e presidente del comitato direttivo promotore, e dell’energico segretario Vincenzo Giovannetti; accolsero con entusiasmo i messaggi di adesione inviati dal presidente onorario della sezione, l’Ammiraglio di Squadra Pio Poma, e dal Comandante Peraldo, segretario dell’Istituto di Guerra Marittima di Livorno (entrambi di chiare origini biellesi), dall’Ammiraglio Romeo Oliva, presidente del Comitato Ammiragli, e dal Ministero della Difesa; e infine confermarono alla guida del nuovo sodalizio tutti i membri del direttivo provvisorio: l’ing. Rolando con i colleghi Munari e Buratti, Vincenzo Giovannetti, segretario, il dott. Cuomo, pretore, don Giuseppe Vernetti, cappellano della sezione, il dott. Stagno, Delfino Botta e Riccardo Gruppallo. Una nota di merito spettò a Ildo Viglieno, il quale pur non avendo prestato servizio nella Marina si era speso negli anni precedenti perché anche a Biella fosse presente l’associazione che riuniva gli ex marinai. L’incontro ebbe poi degna conclusione al bar “Ferrino”, dove la nascita della sezione biellese, intitolata a Carlo Fecia di Cossato, ufficiale della Regia Marina insignito di medaglia d’oro al Valor militare, fu salutata da un tripudio di calici sollevati al cielo.

La prima iniziativa promossa dal nuovo sodalizio fu una raccolta fondi tra gli iscritti (che fruttò la rispettabile somma di 10.500 Lire) finalizzata ad aiutare le popolazioni olandesi rimaste vittime della furia del mare. Dalla metà di ottobre del 1953 gli ex marinai biellesi, che fino a quel momento avevano usufruito dei locali messi loro a disposizione «con simpatico cameratismo» dagli alpini dell’A.N.A., poterono finalmente disporre di una sede propria, «piccola ma accogliente, semplice nella sua signorile lindura» (“il Biellese”, 11.12.1953), sita al numero 62 di via Italia.

Nel giugno del 1954 la sezione di Biella promosse come sua prima uscita pubblica un raduno interregionale che balzò agli onori delle cronache cittadine per l’impeccabile organizzazione e la straordinaria partecipazione di pubblico.

Il preludio alla grandiosa manifestazione si ebbe la sera di sabato 26 giugno 1954. La Banda della Marina Militare del Comando Alto Tirreno di La Spezia (50 elementi diretti dal maestro Giovanni Bertolini) sfilò lungo via Italia, seguita da un drappello di marinai armati, le cui «candide divise nell’oscurità della notte conferivano un aspetto di insolita suggestività» (“il Biellese”, 29.06.1954). I biellesi, presenti numerosi ai lati della strada, alle finestre e sui balconi, salutarono con grida di approvazione e con applausi il passaggio del corteo, che si dipanò fino a piazza Battiani; da lì i militari raggiunsero poi il Santuario di Oropa, luogo di pernottamento.
Intorno alle 9 e 30 di domenica 27 giugno le rappresentanze di ex marinai provenienti da Torino, Milano, Vercelli, Ivrea e da altri centri fecero il loro arrivo alla stazione della linea Biella-Santhià di via Lamarmora. Si formò quindi un corteo alla cui testa si pose nuovamente la Banda della Marina, alla quale si accodarono il medagliere nazionale (che contava 238 medaglie d’oro al Valor militare), il picchetto armato dei Marinai di La Spezia e una rappresentanza del 4° reggimento Alpini “Aosta” («simpaticissimo motivo, quest’ultimo – aveva segnalato una settimana prima “Eco di Biella” – inteso a raffigurare la reciproca simpatia che collega i soldati del mare a quelli della montagna»), il gruppo delle autorità cittadine (il sindaco Blotto Baldo, forzatamente assente, era rappresentato dall’assessore Filippo Poma) e le delegazioni delle associazioni d’arma e combattentistiche. Giunto in piazza Duomo, dove era stato allestito il palco per le autorità, il corteo si sciolse; la comparsa del medagliere suscitò i convinti applausi del pubblico che affollava la piazza.

Alla presenza del comandante del Dipartimento Marittimo dell’Alto Tirreno, l’Ammiraglio di Squadra Vittorio De Pace, in rappresentanza del Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio Ferreri, e di diversi altri esponenti della Marina (citiamo per le loro origini biellesi l’Ammiraglio d’Armata Arturo Riccardi e l’Ammiraglio di Divisione conte Nomis di Pollone) e dell’Esercito, mons. Giuseppe Botta, Vicario Generale della diocesi, impartì la sacra benedizione al gagliardetto della sezione biellese; seguì poi l’assegnazione delle medaglie al valor militare, «appuntate al petto dei valorosi marinai dall’ammiraglio De Pace, mentre l’avvocato Cesare Guardaroba, presidente del Gruppo di Biella […] ne leggeva la motivazione» (“Eco di Biella”, 28.06.1954): particolare commozione suscitò il ricordo del capitano di corvetta Enea Picchio, biellese, inabissatosi con la sua nave nel Canale di Sicilia il 3 febbraio 1943, alla cui memoria fu conferita la medaglia d’oro al Valor militare. L’orazione ufficiale, pronunciata dal capitano di vascello Virgilio Spigai, rappresentò «una piacevolissima sorpresa: del tutto privo di retrocarica e di frasi roboanti, tagliente come il bisturi del chirurgo. Con parola facilissima e tono simpaticamente leggero, egli è riuscito a tenere avvinto l’uditorio […]».

Terminata la cerimonia in piazza Duomo, marinai e alpini percorsero a ritroso via Italia, sfilando di fronte alle alte cariche che avevano preso posto sul palco installato di fronte alla chiesa della S.S. Trinità; dopo una breve sosta ai Giardini pubblici per deporre una corona di alloro al monumento ai Caduti, si provvide a scoprire la targa marmorea in onore del capitano di fregata Carlo Fecia di Cossato (al quale era intitolata la sezione biellese dell’A.N.M.I.) collocata nella via che la città di Biella aveva deciso di dedicargli; all’inaugurazione assistettero il padre e la sorella del valoroso quanto sfortunato ufficiale di origini biellesi.  
Con il ricevimento organizzato presso il Municipio la spettacolare manifestazione si avviò alle battute finali; spettò alla Banda della Marina, con il concerto eseguito ai Giardini, chiudere una giornata che, scrisse Ernesto Tempia su “il Biellese”, aveva voluto essere «l’apoteosi della gente del Mare». 

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