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Un precario a vita innamorato delle sue falùspe

Questa volta non scriverò una delle mie “Falùspe” quotidiane, ho deciso di parlare di me stesso, approfittando della “carta bianca” che Massimo De Nuzzo, direttore del giornale, mi concede.

Questa volta non scriverò una delle mie “Falùspe” quotidiane, ho deciso di parlare di me stesso, approfittando della “carta bianca” che Massimo De Nuzzo, direttore del giornale, mi concede.

Questa volta, care lettrici e cari lettori della “Nuova Provincia di Biella”, non scriverò una delle mie “Falùspe” quotidiane, perché ho deciso di parlare di me stesso, approfittando un po' della “carta bianca” che Massimo De Nuzzo, direttore del giornale, mi concede.

Ė un periodo che i giornali, come questo su cui scrivo, ricevono molte lettere. Gente delusa, rammaricata, arrabbiata che ha però voglia di condividere i propri problemi, le ansie, le tensioni.

Qualcuno ha visto su Facebook quella che sembrava solo una mia battuta (“Sono precario a vita!”) e mi ha chiesto sorpreso: ma non sei già in pensione?

“E no, caro!" ho risposto. Pur avendo 62 anni e 36 anni di contributi lavorativi, devo ancora dedicarmi a svolgere qualche occupazione per 4 o 5 anni. Certo il mio non è un lavoro usurante come quello di un minatore o di un operaio, ma il problema deriva dalla preoccupazione che fra poco tempo dovrò iniziare qualche nuova attività (di cui al momento ignoro il chi, dove, come, quando e anche un po' il cosa).

Anch'io qualche anno fa avevo acquistato una mezza pagina della Provincia, perché dopo la conclusione del mio lavoro come addetto stampa dell'amministrazione provinciale, ero rimasto disoccupato per molto tempo.

Così avevo scritto la classica frase (A.A.A. Giornalista offresi) avvalorando la tesi del giornalista pennivendolo. Ma forse la mia difficoltà è stata proprio quella di non aver mai voluto fare il pennivendolo e di voler sempre ragionare con la mia testa.

 

Domani in edicola su La Nuova Provincia di Biella il testo integrale della rubrica.

 

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