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Cronaca

Quando il molo 17 di New York fu costruito con la sienite dagli scalpellini della Valle Cervo

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Quando sento dire, per l’ennesima volta, “ah, ma non si può fare, non ci sono soldi”, penso che anche una volta di soldi ce n’erano pochi. E allora?

Quando sento dire, per l'ennesima volta, "ah, ma non si può fare, non ci sono soldi", penso che anche una volta di soldi ce n'erano pochi. E allora?

Mi vengono in mente due episodi storici. Nel primo, il ricordo va al trasporto di una roccia dura e pesante come la sienite, dalla Valle Cervo fino agli Stati Uniti. Siamo negli anni Venti del Novecento: la sienite, lavorata dagli esperti scalpellini della valle, veniva spedita dalla Balma, in grandi carovane, verso Genova dove veniva imbarcata per New York. Là giunta, fu usata per costruire il molo 17 del porto di “Nuova York”, dove arrivavano piroscafi italiani ed emigranti.

Il secondo, fra fine '800 e '900, parla della tenacia del professor Alessandro Roccavilla, docente al Liceo Classico, che riuscì a realizzare la sua idea di "far andare la biblioteca in mezzo alla gente”. Allora la Biblioteca comunale di Biella era annessa al Liceo: la sua passione e il suo impegno concreto portarono alla creazione dell'Unione delle biblioteche popolari, alla stampa in centinaia di copie del catalogo dei libri più richiesti e finalmente i libri presi in prestito, in gran numero da lavoratori e operai, passarono in pochi anni da 540 a 14885 nel 1912.

Se con i mezzi lenti di allora fu possibile far andare in America la pietra della Valle Cervo, se una persona determinata come Roccavilla portò davvero più persone a leggere e studiare e iniziò a far conoscere i costumi tipici biellesi all'esposizione etnografica di Roma, poche storie, si può fare!

 

 

 

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