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Cronaca

Addio Gabriele, avevi un animo generoso e un cuore grande

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BIELLA – Domenica scorsa, Gabriele si è svegliato come tante altre volte, ha fatto colazione alle sei del mattino, si è vestito, ha scritto su un foglietto di carta: “Scusate. Grazie.”, poi, con meticolosa precisione è uscito dall’appartamento situato al quarto piano di Via Cerruti, ha chiuso a chiave e si è diretto all’ultimo piano del palazzo.
Dopo pochi passi è arrivato sul terrazzo che dà sul cortile interno, ha scavalcato la balaustra e si è lasciato cadere nel vuoto. Ventisette metri dal terreno percorsi in pochi terribili attimi, il tonfo sordo. Se ne è andato così Gabriele, scientemente, una disperata fuga dalla realtà, l’ultima.
Ieri eravamo in diversi al Cimitero di Biella per seguire il mesto ma sentito gesto dello spargimento delle sue ceneri nel luogo allo scopo prefissato alle spalle del Tempio Crematorio biellese, tristemente noto da queste parti per le orrende azioni che si sono consumate qui.
Tra ex colleghi ci chiedevamo quale molla poteva aver fatto scattare la decisione ultima. Avesse saputo quanti ex colleghi erano lì per lui, avrebbe fatto la differenza? Chissà, solo ipotesi, tante, tutte senza risposta… Colpa di farmaci? Colpa del periodo Covid che costringe tutti a convivere con la paura del contagio? Poteva aver saputo di avere una grave malattia?
Gabriele aveva un animo generoso anzi, direi che aveva proprio un cuore grande. Bastava chiedergli un aiuto economico e non esitava ad aprire il portafoglio, per chiunque. Sul lavoro non era un collega facile, specie per i suoi superiori, nel senso che sovente faticava a seguire le normative aziendali e tendeva ad aggirarne le norme se non le capiva o se le reputava sbagliate, ma mai per interesse personale.
Qualche anno fa mi chiese cosa comportava firmare una fidejussione a garanzia di un finanziamento che un suo amico aveva chiesto alla sua banca; glielo spiegai e, dopo, sentenziò: “Sai che faccio, glieli presto io i 10.000 euro che ha chiesto in banca”. Non so quanti “Gabriele” sono tra noi né quanti lo stanno diventando. Credo di sapere però che la solitudine e la depressione possono uccidere e le restrizioni che il virus ci impone oltre che l’economia, stanno minando il futuro di troppe persone.
Stefano Taffettani
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