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Valter Burzio racconta i suoi anni al mercato e la passione per i motori

«Ricordo che con mio papà andavamo in giro per il Biellese a vendere i prodotti da merceria a bordo di una Fiat Balilla»

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CAVAGLIA’ – Prosegue con notevole soddisfazione il nostro emozionante e meraviglioso viaggio. Quello fra gli anziani del Biellese. Ogni numero raccontiamo una nuova storia sempre diversa. Se anche voi volete essere intervistati scrivete a direttore@nuovaprovincia.it o chiamate la redazione al numero: 015.32383 oppure 346-7936093 (Mauro Pollotti).

Questa volta colui ad essere stato intervistato è un personaggio molto noto, non solamente a Cavaglià dove risiede da sempre, ma un po’ in tutto il Biellese per via del suo lavoro da ambulante e per la passione che da anni nutre per il mondo dei rally.  Si tratta di Valter Burzio, 81 anni ma ne dimostra ad occhio e croce una settantina si e no.

Valter lei è un cavagliese puro giusto?
«Assolutamente si, pensi che io nacqui nell’edificio che ospita il ristorante Firmino. Era il 24 maggio del 1940».

I suoi genitori come si chiamavano?
«Filippo e Pierina Fusaro. Erano due persone stupende, i loro ricordi li porto sempre dentro al mio cuore».

Di cosa si occupavano?
«Facevano gli ambulanti. Ricordo che io ero piccolo, andavo ancora a scuola quando papà andava in giro a vendere prodotti di merceria e abbigliamento. Si girava casa per casa con una Fiat Balilla, pensi, qualche volta me la faceva guidare, avevo appena 11 anni. Ricordo in inverno quanto freddo faceva dentro a quella macchina. All’epoca le auto erano ancora sprovviste del riscaldamento, quindi toglievamo il ghiaccio dai vetri dentro l’abitacolo. Poi, nel 52 Arrivò il primo camion quindi iniziammo ad occupare un posto in piazza. Da li iniziò la mia lunga carriera da ambulante».

Erano tempi diversi soprattutto per il lavoro. In quante piazze eravate presenti?
«A Santhià, Cavaglià, Cigliano, Ivrea, poi, nel 1958 ottenemmo anche un posto fisso a Biella in piazza Martiri. Oltre ai mercati settimanali, le domeniche eravamo presenti anche a Candelo».

Ha qualche ricordo legato ad un fatto accaduto durante la sua infanzia che l’ha colpita in particolar modo?
«Si. Non dimenticherò mai il giorno dell’eccidio di Locanda Firmino del 29 aprile del 1945. La guerra era finita da pochi giorni. Era difatti iniziata la ritirata da parte dei tedeschi. Tutto iniziò a causa di uno sfollato italiano che dalla finestra della locanda sparò contro i tedeschi. A quel punto era inevitabile la reazione che portò con la fucilazione di quattro persone del paese. Ricordo che io e mio papà riuscimmo a scappare e tornare a casa sani e salvi. Ho anche dei ricordi molto belli, come ad esempio quando noi bambini con il parroco don Burocco partivamo da Cavaglià e andavamo fino a Pray in bicicletta. Lui era nativo di quelle zone. Un giorno, sempre con il don eravamo sul monte Mars. Tutto d’un tratto arrivò forte un temporale. Per fortuna trovammo ospitalità in una baita vissuta da un gruppo di allevatori. Ci rifocillarono con la polenta concia».

In che anno si sposò?

«Nel 1962 con Rosita Mosca. Lei lavorava all’Olivetti di Ivrea. Dopo qualche anno si licenziò per venire in piazza con me. Dalla nostra unione nacquero Renzo e Daniela. Lui ancora oggi prosegue con il mestiere dell’ambulante. Io sono in pensione da oramai 21 anni, ma vado spesso a dargli una mano».

Ci risulta che lei ha una grande passione per i motori
«E’ vero. Iniziai da giovane con i kart per poi passare ai rally. Ho alle spalle una quarantina di gare tra le quali nove edizioni del glorioso Rally della Lana. La mia prima gara fu la corsa in salita Occhieppo – Graglia, edizione del 1968 a bordo di una Alfa Romeo Giulia Super».

Ha anche avuto un trascorso da amministratore in paese giusto?
«Sono stato vice sindaco dal 2004 al 2009 con l’allora giunta guidata da Augusta Bortolotto».

Ora come trascorre il suo tempo libero?
«Io non riesco a stare con le mani in mano. Ho due case con l’orto e il giardino, quindi taglio l’erba, sistemo le aiuole e mi dedico a molti altri piccoli lavori. Poi ho tanti amici che incontro puntualmente in paese. Sono diventato bisnonno 19 mesi fa, quindi colei che mi riempie le giornate ed il cuore di gioia è la nostra piccola Giulia».

Mauro Pollotti
paesi@nuovaprovincia.it

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