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Tragedia di via Ogliaro: «Sia fatta piena luce sulla morte di mio fratello»

Parla la sorella di Mohamed, il 35enne che è morto cadendo da una finestra

BIELLA – «Non sappiamo cosa sia successo, ma di sicuro mio fratello non era andato lì per rubare. Vogliamo che sia fatta piena luce sulla sua morte».
È addolorata, ma estremamente lucida, Omenìa Fad El Kheir quando parla del fratello Mohamed, l’uomo di 35 anni che venerdì sera ha perso la vita dopo essere precipitato dal terzo piano di una palazzina di via Ogliaro.
A nome della famiglia, assistita dall’avvocato Marco Romanello, la ventenne chiede che vengano ricostruita con precisione la dinamica che ha portato alla morte dell’uomo e le eventuali responsabilità.
«Mio fratello non era uno stupido – spiega la ragazza -, sapeva perfettamente che da quell’altezza probabilmente si sarebbe ammazzato. E di sicuro non aveva alcuna intenzione di suicidarsi. Qualcuno ha ipotizzato che volesse aggrapparsi a un albero o al ponticello e che non ci sia riuscito, ma io di alberi ai quali aggrapparsi, in quel punto, non ne vedo. Oltretutto era già buio, mi sembra davvero assurdo».
Eppure le prime ipotesi circolate nelle ore successive al fatto, parlavano della possibilità che si fosse lanciato sentendo i due giovani uomini rientrare nell’alloggio: «Anche su questo ho molti dubbi – prosegue Omenìa -, mio fratello era molto coraggioso e non aveva paura di nessuno, onestamente non me lo immagino proprio buttarsi per timore di essere scoperto».
Anche perché comunque stiamo parlando di persone che si conoscevano: «So che questi due ragazzi – chiarisce la sorella – per qualche tempo avevano vissuto a casa sua, a Occhieppo. Poi dovevano esserci stati dei problemi e lui li aveva mandati via. Da quanto ne so, venerdì era andato da loro per riprendersi vestiti e altra roba sua che pensava si fossero portati via. Non certo per rubare. Primo perché erano amici, secondo perché l’appartamento in questione ci risulta essere sostanzialmente vuoto. Sono certa che non sia andato lì né per aggredire, né per commettere furti».
Resta da capire cosa sia successo esattamente in quei drammatici minuti.
«Quello che sappiamo – continua la ventenne – è che l’altro mio fratello lo aveva accompagnato in macchina e sarebbe dovuto tornare a prenderlo dopo una mezz’ora. Quando è arrivato, però, ha trovato la polizia e l’ambulanza. Per il resto non sappiamo granché. Non so nemmeno se i due ragazzi fossero già in casa o se siano arrivati successivamente».
Nei giorni scorsi sono circolate voci anche su possibili “rappresaglie” da parte degli amici del 35enne, un’eventualità che la sorella della vittima nega categoricamente: «Nessuna spedizione punitiva. La mia famiglia non farebbe mai una cosa del genere, noi non siamo persone così. Aspettiamo con fiducia l’esito delle indagini, vogliamo soltanto sapere la verità sulla morte di mio fratello».

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