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Su Nuraghe ha consegnato al vescovo “prammas filadas”, le palme intrecciate all’antica

Come da tradizione

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Sabato 1° aprile il Circolo Culturale Sardo ha consegnato al vescovo di Biella, mons. Roberto Farinella le palme “filadas”. Intrecciate all’antica secondo moduli tradizionali utilizzando tecnica di raccolta e lavorazione giunta nelle nostre terre dal Vicino Oriente e dalle sponde africane, unitamente alla nuova Fede di Cristo morto e risorto.

Sacra fin dall’antichità, la palma è una delle prime piante domesticate dall’uomo per avere cibo; associata alla fertilità dell’uomo, degli animali e della terra, ma anche al cielo e al sole che lo domina. Simbolo di regalità e di vittoria, di rigenerazione e di immortalità, palme intrecciate sono presenti nelle processioni di Iside; trasmigrano nel Cristianesimo fin dai primi secoli, a ricordo di quelle innalzate al cielo o posate per terra all’ingresso di Gesù in Gerusalemme, acclamato “Re dei Giudei”.

Dopo l’Editto di Costantino Magno I – venerato come Santo dai Sardi e dalla Chiesa d’Oriente – palmizi processionali sono attestati nel IV secolo a Gerusalemme, a Edessa e a Costantinopoli; nei paesi freddi europei privi di palme, fronde verdi e fiori le sostituiscono. Per trasferimento, successivamente anche l’ulivo, sacro ad Atena, sarà presente nei riti della Pasqua cristiana.
Da anni, a Biella, il sabato che la precede, rappresentanti di “Su Nuraghe” vengono accolti dal vescovo per la consegna di palme filadas alla sarda con inseriti moduli compositivi isolani. Tra questi “su siddu”, intreccio globulare posto sulla sommità della palma lavorata a tutto tondo, a “baculu”, a “bastone”, a significare anche nell’impugnatura giurisdizione e sacra autorità.

Per l’edizione 2023, determinante la collaborazione che arriva dal mare del Ponente ligure, da Sanremo: grazie al giovane Federico Scannella, al papà Giovanni, alla mamma Nadia Lantero e al mastro intrecciatore Walter Nobile che, per il Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”, hanno “filadu” le bionde lacinie.

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