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Sci, impianti aperti dal 18 ma solo in zona gialla

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Nei giorni scorsi, il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, aveva indirizzato una lettera ai ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia dove chiedeva di posticipare la data di avvio della stagione invernale per le strutture di montagna.

La riapertura subito dopo le festività destava molta preoccupazione nelle Regioni e, nella lettera inviata al governo, i governatori sottolineavano come la ripresa dell’attività avrebbe potuto essere deleteria per la situazione sanitaria in Italia con lo spettro di una terza ondata di Covid per il mese di gennaio.


Anche fra dieci giorni, però, non si dovrebbe prescindere dalla mappa dell’Italia per zone. Sempre che questa venga confermata nel nuovo decreto che sostituirà, entro il 15 gennaio, quello attualmente in vigore (e a cui le Regioni chiedono di allegare le linee guida appena approvate). Come si legge nell’ordinanza di Speranza, la riapertura è subordinata “all’adozione di apposite linee guida validate dal Comitato tecnico scientifico”.


Dopo i rilievi del Cts, il protocollo riformulato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha chiesto che i territori non inseriti “almeno” in zona gialla non possano tenere aperti gli impianti. Tradotto: in zona rossa e arancione le piste resteranno chiuse agli sciatori amatoriali (l’attività agonistica è già consentita).
Per essere ancora più precisi, nella nuova riformulazione, viene previsto che “l’apertura degli impianti nelle stazioni e comprensori sciistici potrà avvenire solo nella condizione in cui la Regione in cui si colloca l’infrastruttura impiantistica sia collocata almeno nella cosiddetta zona gialla”.


Le linee guida così impostate, con il paletto della fascia di rischio, attendono ora la validazione del Cts. Fermo restando che, salvo colpi di scena, anche il 18 gennaio saranno possibili solo gli spostamenti tra regioni gialle.

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