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Pagelle 2019, ecco i primi 12 bocciati

La tradizionale classifica de La Nuova Provincia di Biella

La Nuova Provincia di Biella ha pubblicato, come da tradizione, le pagelle del 2019. Ecco i primi 12 bocciati.

 

VOTO 5 – Stefano Revello, consigliere

Benchè abbia perso molte volte le elezioni come candidato sindaco di Cossato, l’eterno consigliere di minoranza Stefano Revello continua a dare battaglia a tutta la giunta documentando le presunte malefatte con video e fotografie pubblicate su facebook. Battaglie però con scarsi risultati elettorali.

 

VOTO 5 – Alberto Scicolone, animalista

Il suo impegno verso i più deboli resta lodevole. Ultimamente però c’è stato un certo appiattimento sulle posizioni dell’amministrazione comunale guidata da Claudio Corradino. Ad esempio, il progetto di traslocare l’area cani di via Carso per fare spazio a un supermercato meritava più attenzione.

 

Voto 5 – Diego Poggio, direttore Asl

Le sue capacità manageriali di gestione della sanità pubblica biellese non sono messe in discussione. Ma Diego Poggio, direttore generale dell’Asl Bi, si porta sulle spalle il fardello del vecchio ospedale di via Caraccio. Che nonostante tutti gli sforzi continua e continuerà ad essere meta di indesiderati visitatori.

 

Voto 5 – Matteo Tempia, imprenditore

Nel corso dell’estate il tribunale di Biella ha dichiarato fallita la Brandamour spa di Valdilana tra cui soci vi è Matteo Tempia. Il tentativo di creare un nuovo grande gruppo tessile biellese è miseramente fallito. Tra gli obiettivi del nuovo marchio vi era anche la storica F.lli Cerruti.

 

Voto 5 – Gianni Bonelli, ex direttore Asl Bi

Non dirige più la nostra Asl da qualche tempo, ma è ancora inevitabilmente legato al nostro territorio: l’ex direttore generale dell’Asl di Biella è finito sotto la lente d’ingrandimento della Procura perché sospettato di favoreggiamento personale, per presunti tentativi di interferire nell’indagine sul reparto di Urologia.

 

Voto 5 – Luca Rossetto, dirigente calcio

L’insufficienza non è tanto riferita al suo mandato alla guida della compagine bianconera, iniziato la scorsa estate, quanto al calcio di casa nostra in generale, che pare non essere più in grado di esprimere realtà capaci di trascinare il momento ai confini (quanto meno) del panorama professionistico.

 

Voto 5 – Chiara Caucino, assessore regione

A Torino sta lavorando bene e con passione. E’ però scivolata su una buccia di banana chiamata Andrea Lorusso. Si tratta del suo addetto stampa immortalato da una foto mentre prega sulla tomba del Duce. Lei dapprima ha annunciato l’immediato licenziamento, poi ha cambiato idea e l’ha graziato.

 

Voto 5 – Valerio Vassallo, attivista Meta

Le sue crociate in difesa degli animali spesso superano i limiti della decenza. L’ultima trovata è stata quella di organizzare un sit-in davanti alla casa del presidente dei cacciatori Guido Dellarovere, con tanto di indirizzo dell’abitazione dato in pasto su Facebook. Davvero di cattivo gusto, oltre che pericoloso.

 

Voto 5,5 – Beppe Pellitteri, il Babi del Carnevale

Il buon Beppe ci ha “traditi” tutti abbandonando dopo decenni il Processo al Babi. In effetti, meriterebbe un 10 alla carriera, però prevale la delusione per questa decisione inattesa e dolorosa. La sua era una delle poche voci, indipendenti e autorevoli, che ancora si udivano in città.

 

 

Voto 5,5 – Giovanni Boerio, ex segretario Pd

Non è da tutti dare le dimissioni da segretario di un partito quando il partito stesso è impegnato in una difficile campagna elettorale. Ci è riuscito invece il responsabile provinciale del PD Giovanni Boerio che nello scorso maggio ha abbandonato l’incarico per diventare presidente Atap. Operazione poi fallita.

 

Voto 5,5 – Amedeo Paraggio, consigliere

Con la riconferma a Palazzo Oropa la legittima aspirazione di Amedeo Paraggio era quella di diventare assessore. Quando il partito gli aveva preferito Max Gaggino aveva così commentato: «Così deluso da lasciare Forza Italia? Assolutamente no».
Detto fatto. A fine anno è passato a Fratelli d’Italia.

 

Voto 5,5 – Vincenzo Ferraris, presidente ATAP

Avendo assunto da pochi mesi la presidenza di Atap, Vincenzo Ferraris non ha alcuna colpa se il parco mezzi dell’azienda pubblica di trasporto è decrepito, come testimoniano le numerose avarie degli ultimi mesi. Ma, forse, dovrebbe essere più celere nell’acquisto di nuovi mezzi.

 

Leggi anche i primi 12 promossi dell’anno,  il “migliore dell’anno” con gli altri 10 promossi e il “peggiore dell’anno” con gli altri 10 bocciati.

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