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Non è il momento di festeggiare

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BIELLA – I sindaci stanno facendo pressioni per consentire la messa di mezzanotte, il brindisi di Capodanno e lo spostamento tra comuni. La minor pressione sugli ospedali ci allontana dallo stress dei divieti, illudendoci che il Covid plachi la sua contagiosità tra i luccichii natalizi. I dati, timidamente incoraggianti, sono l’ovvio risultato dei giorni di zona rossa, ma è scontato che ora ogni passo verso la libertà ci avvicini alla terza ondata.

Ammesso che la seconda sia già terminata. Nel Biellese, rispetto alla media dei cinque anni precedenti, nel 2020 l’incremento di vittime è stato del 30%; il virus esiste ancora, non si è addolcito e non possiamo ignorare quale sarà il prezzo delle distrazioni natalizie. Se adesso allentiamo l’attenzione e non puntiamo sul tracciamento dei contagi, ci saranno altre vittime e a gennaio gli effetti collaterali del permissivismo festivo saranno sentiti dalle aziende, dagli studenti, dal personale sanitario.


Molta ipocrisia si cela dietro a questa illusione di festività spensierate, che occupa le cronache locali e nazionali, soprattutto se si considera l’incidenza di persone anziane; nella nostra provincia una famiglia su tre è costituita da persone sole, la maggior parte delle quali ha età superiore ai 60 anni, mentre quasi il 30% della popolazione residente nel Biellese ha più di 65 anni. Una porzione di cittadinanza che spesso viene dimenticata anche nelle feste e che non possiamo ammettere che venga ignorata da un sistema che deve proteggerla.

La parola festa deriva dal latino “festus” con il significato “gioioso, felice”, in passato la festa era associata alla conclusione di un evento nefasto, come un assedio o una guerra. Festeggiare nel cuore di una crisi epocale risulta quasi incomprensibile, ora dobbiamo mantenere alta l’attenzione e pretenderla dai sedicenti esperti regionali, dai curriculum fantasiosi e privi di esperienza nella gestione delle epidemie.
Solo alla fine potremo festeggiare e se saremo in grado di farlo, dipenderà solo da noi.

Vittorio Barazzotto

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