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Lo sfogo del medico stanco

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BIELLA – Chi tra i governati nazionali e regionali ha deciso per la mia nuova vita professionale e non solo la mia, castrando nel mio caso il lavoro da oste al solo asporto di pranzi e cene, non ha tenuto conto della sottile membrana psichica che separa tutte le classi lavoratrici a rischio fallimento economico, dallo scivolare nella terra di sotto, nella depressione da pandemia che, in proiezione, non è meno pericolosa del Covid stesso.

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Ne riflettevo giusto l’altra sera sull’uscio della mia attività con un medico biellese dell’Asl che attendeva a distanza le sue pietanze da asporto; ne è nato un dialogo sul “paranormale italico” dall’eco surreale in un quartiere muto di una città deserta.

Il medico un po’ mi apostrofa dopo le mie lamentele e incalza: «Benni, non sono un commerciante ma anch’io sono depresso. Ma ti pare normale che tutto il personale dell’Azienda sanitaria locale di Biella, il più a rischio di tutti, a marzo non sia mai stato oggetto di una campagna tamponi per il monitoraggio a salvaguardia degli addetti periodica e martellante?
«Ma ti pare normale che in Italia, nel cuore dell’Occidente, nel 2020 possano morire per contagio da Covid decine tra medici e infermieri buttati in corsia come in trincea, con le buste di nylon come calzari che neanche i nostri alpini con gli scarponi di cartone sul Don in Russia nel 1943?».

«Almeno loro, i soldati che congelavano morenti, avevano un gerarca fascista o un duce da stramaledire mentre noi ospedalieri non sappiamo neppure a chi, tra i politici nazionali e regionali, sputare in viso le nostre vite dopo vent’anni di tagli feroci alla sanità pubblica?

«Ma ti pare normale che gestiamo una pandemia con venti regioni e venti assessori alla sanità diversi e non con una sola voce nazionale, autorevole e che a cadenza settimanale detti la linea sanitaria da seguire, imprescindibile per tutti?». «Ma ti pare normale che dopo sei mesi di tregua siamo colti impreparati e messi peggio di prima?

«Ma ti pare normale che in questo caos pandemico ci sia un assessore alla sanità del Piemonte che si assenta una settimana per la luna di miele?
«Ma ti pare normale la deriva della medicina territoriale, l’abbandono dei medici condotti, coloro che sono la prima linea sanitaria e il primo argine alle degenze ospedaliere?

«Ma ti pare normale che da medico silente e fedele al mio giuramento di Ippocrate io mi vergogni dinnanzi ad alcuni colleghi, virologi, scienziati e compagnia belante in cerca di visibilità, tendenzialmente uomini, che vanno in televisione eccitati come adoloscenti in calore davanti alla Belen pur di apparire per fini politici o comunque personali e così mortificano il dibattito scientifico di convegni e riviste dedicate, l’unico e solo alveo utile al confronto accademico?».

Resto senza fiato davanti allo sfogo di un uomo provato, ma l’asporto è pronto e consegno le vivande salutando educatamente: “Dottore grazie e buona cena”. Chiudo l’attività e per questa sera sono io a tornare a casa senza cena. Non so voi ma ho la nausea, mi è passato l’appetito.
Benito Possemato

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