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La gentilezza arriva in carcere, inaugurata a Ivrea la panchina viola

L’annuncio dell’assessore regionale Chiara Caucino

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In occasione della Giornata Mondiale dedicata al tema, l’assessore regionale alla Pari Opportunità, Chiara Caucino, ha partecipato all’inaugurazione  delle installazioni presso la Casa circondariale di Ivrea, esprimendo sostegno e condivisione: «La gentilezza non costa nulla, ma ha una “dolce forza dirompente” in grado davvero di cambiare le persone, specie se la si inculca e la si insegna alle giovani generazioni. Presto estenderò a Biella questa lodevole iniziativa»
L’assessore regionale alle Pari Opportunità, Chiara Caucino, ha partecipato, ieri pomeriggio, presso la Casa Circondariale di Ivrea all’inaugurazione delle panchine viola della gentilezza» e alla firma del patto di partecipazione al progetto nazionale «Costruiamo Gentilezza», un evento che è stato organizzato proprio in occasione della Giornata mondiale della gentilezza che cade ogni anno il 13 novembre.
A Lessolo, infatti, nel Canavese, a pochi chilometri da Torino, ha sede l’associazione di promozione sociale «Cor et Amor», presieduta da Luca Nardi, che coordina l’attuazione del progetto nazionale «Costruiamo Gentilezza», finalizzato ad accrescere la coesione sociale e il benessere della comunità, mettendo al centro bambini, ragazzi e famiglie.
E proprio tra le buone pratiche inaugurate in questa ricorrenza figurano anche tre «panchine viola della gentilezza», iniziativa realizzata insieme al ministero della Giustizia e realizzate dai detenuti del carcere di Ivrea.
Due panchine sono collocate nella casa circondariale, all’interno e all’esterno delle mura, e una nel Comune di Burolo e sono caratterizzate da alcune scritte suggerite dai bambini del territorio, che hanno partecipato numerosi all’iniziativa.
«Purtroppo ancora in pochi si rendono conto – spiega Caucino – che la gentilezza non costa nulla, ma ha una “dolce forza dirompente” in grado davvero di cambiare il mondo, specie se la si inculca e la si insegna fin da sùbito alle giovani generazioni come qualche cosa di normale, giusto, imprescindibile. Imparare ad essere gentili, a mettere in atto questa buona pratica, infatti, va a beneficio di tutta comunità e ha effetti concreti sulla realtà».
Per Caucino è inoltre molto significativo che le «panchine della gentilezza» siano state create proprio in un luogo duro e certamente non confortevole come un carcere: «Se è vero che dal fango nascono i fiori – conclude l’esponente della giunta regionale – allora anche da un luogo di espiazione e di privazione della libertà come il carcere la gentilezza può  sbocciare davvero e qui, forse più che in altri posti, fare la differenza, cambiare gli animi, migliorare le persone che, quando finiranno di scontare la propria pena, saranno sicuramente cittadini ritrovarti e migliori in un ottica di rieducazione e di apprendimento o di riappropriazione del senso civico e di un nuovo stile di vita. E’ mia intenzione estendere presto anche a Biella questa lodevole iniziativa».
«Ringrazio i responsabili del carcere di Ivrea e le associazioni che hanno collaborato – ha concluso Caucino – innanzitutto per il grandissimo lavoro che quotidianamente svolgono – e che ha tutto il mio apprezzamento – e per avermi invitato a una giornata così significativa ed emozionante».
All’evento era presente anche Elisa Incoronato, dell’associazione «Insieme di più»: «Ci occupiamo – ha spiegato – nelle scuole e negli asili, di buone pratiche, di educazione, che non può prescindere dalla gentilezza. Siamo fermamente convinti che occorra puntare sulla prevenzione, già in tenera età. E la prevenzione significa far rispettare le regole, non avere paura delle stesse. Basta guardare il telegiornale ogni giorno per capire in che situazione viviamo, in un mondo in cui le regole e l’emergenza educativa sono tangibili. Ma se i bambini vengono educati e soprattutto rispettati in carcere non finiranno, non potranno mai diventare bulli non trasgrediranno le regole, non picchieranno le donne: se ognuno di noi imparasse fin da picollo a rispettare l’altro la violenza non avrebbe motivo di esistere». «Credo fermamente in questa iniziativa per le carceri  – ha aggiunto Incoronato. Non a caso siamo stati i primi a ideare il cinema con la mamma e con il papà, nelle Case circodariali di Biella, Vercelli e Ivrea, dove organizziamo una vera e propria sala cinematografica per permettere ai detenuti e alle detenute di guardare un film con i propri figli. Il fatto che  un bambino possa andare al cinema con i propri genitori è un aspetto di fondamentale importanza. Spesso si pensa ai temi strettamente legati alla detenzione, ma ci si dimentica che dietro c’è una famiglia di cui prendersi cura, sostenere ed educare».
«Il nome della nostra associazione – ha aggiunto Luca Nardi, presidente di “Cor et Amor” – in italiano significa cuore e amore e si occupa di gentilezza avendo come riferimento proprio i bambini. Tra le iniziative più importanti che abbiamo portato avanti è la promozione della figura dell’assessore comunale alla Gentilezza, che oggi è presente in 590 Comuni, che ringrazio, tra i quali anche Rivarolo Canavese: si tratta di un punto di riferimento per i bambini, di un modo diverso per rivolgersi alla società. Tra la buone iniziative c’è anche, ovviamente, quella delle panchine viola sulle quali sono riportate frasi di bambini: significativo è il fatto che la maggior parte riguarda la differenza fra la gentilezza “di testa”, quella attuata per mera convenienza, e la gentilezza “di cuore”, la più importante, che ha un impatto superiore, che è disinteressata, amorevole». «Ecco – ha concluso Nardi – proprio leggendo le 31 frasi che i piccoli hanno scritto ci siamo accorti che la maggior parte vertevano su questo tema, il che significa che questo distinguo, per certi versi sottile, è compreso appieno anche dalle giovani generazioni. Un fatto che reputo importantissimo».
1 Commento

1 Commento

  1. Ardmando

    14 Novembre 2023 at 16:58

    Che idiozia questa moda della panchine. Mettiamo anche una panchina per dire no agli escrementi dei cani lasciati per strada, perchè è una ingiustizia sociale che merita una panchina. E perchè no, una panchina per dire no alle lampadine bruciate dei lampioni, altra profonda ingiustizia.

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