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Il negozio di vicinato on line

Gli Sbiellati: una rubrica per tentare di guardarci allo specchio e non piacerci

BIELLA – “In vista degli acquisti per Natale non comprate regali e cibo on line. Non fate la corsa all’acquisto su Internet perché i negozi della nostra città, quando potranno riaprire, avranno bisogno di lavorare”. Ci sono le virgolette perché non lo dico mica io, ma il sindaco di questa città. Replicato a oltranza dai suoi scudieri, assessori e non, leghisti e non.

Diciamo che i leghisti si sentono più a loro agio, in questa rivendicazione di territorialità. Diciamo anche che è un po’ questo, lo stucchevole dibattito in onda nel prologo natalizio che ha sostituito, in parte, quello ancor più stucchevole, negli anni passati, sulle luminarie.

Fino allo scorso anno la soluzione a tutti i problemi del commercio cittadino erano luminarie assortite e una pista di ghiaccio. Quest’anno, colti dalla pandemia mentre eravamo voltati da un’altra parte rispetto alle evoluzioni del commercio mondiale, insistiamo con le luminarie buone a far luccicare il nulla di un improvviso cambio di paradigma. Abbiamo già commentato in passato come l’autarchia non possa essere un progetto perseguibile, che altrimenti tutti i nostri bei tessuti ce li dovremmo produrre vendere e comprare tra di noi, e cominciare a produrre pomodori e zucchero di canna per il consumo locale. C’è solo da aprire gli occhi ora che siamo costretti a farlo. So che è il modo migliore per farmi odiare da ogni commerciante in città e dintorni, ma confido nella mascherina per nascondermi dietro alle mie riflessioni.

Per anni abbiamo dialetticamente inseguito l’uomo nero della grande distribuzione, buona solo per ammazzare, coi suoi centri commerciali, il piccolo commercio. Quando poi pure la Gdo si è dimostrata sofferente di fronte all’attacco di un uomo ancora più nero di lei, eccoci accanirci contro il commercio online. Mi sa che di un nemico ne abbiamo sempre un disperato bisogno: torna sempre utile scaricare su qualcun altro le nostre piccole o grandi responsabilità.

Aprendo una parentesi nel ragionamento, ho come l’impressione che si stia sempre dalla parte di chi vende e quasi mai da quella di chi acquista. In un sistema che genera desideri consumistici, non è possibile poi frustrarli rendendo i beni inaccessibili. È per questo che i consumatori sono alla ricerca del prezzo più basso per soddisfarli. Spesso con buona pace del servizio; spesso con un servizio anche superiore rispetto al negozio in via Italia (dico per dire, eh).

E allora la retorica del commercio locale così non funziona. C’è da prendere finalmente atto che il mondo va avanti, con o senza di noi. E sarebbe andato avanti comunque, solo che questa pandemia lo ha costretto a un’improvvisa, e improvvida, accelerazione. E il processo è irreversibile: indietro non si torna. L’unica novità è che nemmeno si può star fermi: nulla sarà come prima. Prima lo capiremo, prima ricominceremo a vivere. La tecnologia ci ha permesso una sorta di continuità nel processo educativo, costringendo migliaia di insegnanti a prendere atto che esistono anche altre opportunità didattiche, piacciano o meno. Perché il commercio non può prenderne atto? Il futuro è adesso.

Sembra che la Confesercenti locale lo abbia realizzato, e invece di lottare contro il mulino a vento d’un inevitabile contingenza, e d’un altrettanto inevitabile cambiamento, sta lanciando il portale biellavetrine.it per dare spazio alle realtà locali per una proposta di vendita online. Anche se si registra una certa schizofrenia, se il segretario nazionale invoca la zona rossa pure per Internet. La soluzione è semplice: anche il commercio di vicinato può stare online. I costi economici per l’accesso all’e-commerce ormai sono alla portata di chiunque ne riconosca l’opportunità.

Ho come l’impressione che i commercianti (e so che generalizzare è sempre un problema) siano alfieri del liberalismo fino a quando cozzano contro la concorrenza. Che siano sempre contro i monopoli che non sono i loro monopoli, che invece gradirebbero assai. Altro che mano invisibile. C’è da immaginare il completamento del negozio di vicinato con l’offerta di vendita online e con la consegna a domicilio. E non mi si tiri in ballo la solita vecchietta di Piedicavallo: a lei l’unico servizio veramente utile sarebbe l’essere raggiunta dalla banda larga che le permetta così di fare gli acquisti che le paiono opportuni, anche dal negozio di vicinato che pure necessiterebbe come l’aria di questo servizio, e magari di accedere a servizi di telemedicina, tanto per dirne una.

Certo ci saranno aggiustamenti strutturali e legislativi a cui provvedere, ma la via è tracciata e Amazon non è l’unico modello possibile. Per intanto, sarebbe utile che sindaco e scudieri la finissero di fare i testimonial del passato e cominciassero davvero a pensare al futuro di questa città. E dei suoi cittadini, commercianti o meno che siano.

Lele Ghisio

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