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I luoghi comuni sulla scuola

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BIELLA – Poche ore di lavoro, troppi docenti in cattedra e aule pollaio. I luoghi comuni sulla scuola resistono anche agli studi più autorevoli, per cui i professori italiani lavorano di più rispetto ai colleghi europei. Il rapporto docenti/studenti e la densità di alunni per classe, inoltre, non stridono rispetto agli stati in cui l’istruzione è un’eccellenza.

Una delle prime esternazioni del neo premier Draghi ha riguardato proprio la necessità di prolungare l’anno scolastico, per supplire alle carenze formative causate dalle restrizioni della presenza in aula. Si può essere più o meno soddisfatti della didattica a distanza, che rimane un’alternativa obbligata all’insostituibile presenza in aula, ma non si deve generalizzare trattando tutte le scuole allo stesso modo.

Qualche giorno fa il preside Molinari dell’Istituto Gae Aulenti, ha definito questa proposta “un brutto pensiero” e anche io sono concorde, a nome di tutti i professori che in questi mesi si sono adeguati ad un metodo di insegnamento nuovo.

Sforzandosi di rendere l’esperienza “da remoto” sempre più vicina alla presenza in aula. Alcuni istituti biellesi hanno organizzato piani orari ibridi, per consentire l’alternanza tra aula e docenza a distanza, preservando così la continuità didattica per migliaia di studenti con un impegno che non deve essere schiacciato dal macigno dei preconcetti.
I margini di miglioramento sono ancora molti e riguardano, ad esempio, l’alleggerimento dei professori dagli oneri burocratici, che sottraggono troppe risorse alla didattica ed è su questo che ci giochiamo anche il futuro dei nostri discenti, liberandoci dal male “italiota” che ci affligge da sempre.

Un altro luogo comune riguarda gli studenti accusati di essere svogliati e demotivati. Secondo l’ISTAT la percentuale più elevata di lettori si registra, per i ragazzi, tra gli 11 e i 13 anni (53%), mentre per le ragazze nella fascia di età successiva (66,2%).
Se imparassimo a ragionare senza preconcetti, sarebbe meno complesso intervenire sugli aspetti più critici del sistema scolastico. Qui però dovremmo intenderci, se davvero si vuole incidere nella sostanza o se si vuole proseguire in ritocchini di facciata che rendono sempre più nebuloso il disegno originale, allontanandoci da una prospettiva sul futuro.

Vittorio Barazzotto

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