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I figli dei lavoratori essenziali domani possono tornare a scuola

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BIELLA – I figli dei “lavoratori essenziali” possono tornare in classe nonostante lo stop alle lezioni in presenza. E’ affidato ai presidi il compito di valutare chi abbia i requisiti e chi no. Le scuole debbono  “…garantire la frequenza in presenza anche per gli alunni e gli studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori ritenute indispensabili per servizi essenziali…” o per i casi di impossibilità oggettiva ai collegamenti a Reti internet o  WiFi da casa.

Leggi anche: LA REGIONE ATTENDE CHIARIMENTI PER COMUNICARE CHI PUO’ TORNARE A SCUOLA

Per tanto anche per queste categorie di studenti vi è la possibilità di presentare il modulo di richiesta previsto per gli alunni BES , per frequentare le attività didattiche in presenza da LUNEDI 8 MARZO 2021.

Fin da giovedì, quando si è ufficializzato lo stop alle lezioni in classe per medie e superiori in tutta la Regione, nelle chat di classe e tra i genitori hanno iniziato a girare moduli per chiedere che i propri figli vadano comunque in classe perché “alunni figli di personale sanitario (medici, infermieri, operatori socio sanitari, operatori socio assistenziali), direttamente impegnato nel contenimento della pandemia in termini di cura e assistenza ai malati e del personale impiegato presso altri servizi pubblici essenziali”.

L’idea della Regione Piemonte di affidare a presidi e dirigenti scolastici questo delicato compito non piace ai sindacati.  “Bisognava definire le indicazioni ministeriali applicabili – raccontano i sindacati in un comunicato unitario – La Regione, anziché indicare quali siano le categorie dei lavoratori definiti “key workers”, scarica la responsabilità della scelta sulle autonomie scolastiche, raccomandando ai dirigenti scolastici, nel valutare le richieste dei genitori che rientrano nelle categorie di cui sopra, di tenere conto dell’esigenza prioritaria di non vanificare l’efficacia delle misure di contenimento del contagio”.

Le richieste che già sono arrivate ai presidi sono state segnalate anche all’Ufficio scolastico regionale, ma finora l’Usr non ha preso posizione: “Si tratta di un metodo inaccettabile, perché le scuole autonome non possono operare una scelta del genere che ha carattere di salute pubblica – tuonano i sindacati – Siamo alla scarica barile. Il Piano scuola infatti prevedeva un provvedimento attuativo che indicasse le categorie dei lavoratori destinatari di questa possibilità, ma il provvedimento non è mai stato emesso”.

 

3 Commenti

3 Comments

  1. Francesca

    7 Marzo 2021 at 10:33

    Per carità io sono pienamente d’accordo di aiutare le famiglie di sanitari o di chi ci sta mettendo l anima dall’anno scorso per combattere il virus.
    Però a sto punto i figli di semplici operai e gli operai stessi sono di ultimo livello in questo paese scadente, dato le fabbriche o aziende non sanitarie o di prima necessità sono essenziali sia in zona arancione scuro o rossa, perché dato che gli aiuti di congedo non sono ancora stati approvati un operaia deve o licenziarsi se non ha nessuno a cui lasciare i figli o vendere un rene per pagare qualcuno che guardi i propri figli perché il governo forse non sa che la gente va a lavorare per pagare le sue tasse di m…. che aumentano ogni anno, mutui ecc..e se non attivano subito i congedi un lavoratore semplice cosa fa? Me lo dicano i grandi politici che abbiamo al governo messi su come dittatura e non come democrazia..

    • Monica rulla

      7 Marzo 2021 at 13:32

      Brava. Essenziale è chi lavora e non sa dove lasciare i figli.

  2. Pingback: La Regione aspetta chiarimenti per comunicare chi può tornare a scuola in presenza

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